Donna vittima di stupro si vede negato il risarcimento dallo Stato Italiano

Donna vittima di stupro si vede negato il risarcimento dallo Stato Italiano

Donna vittima di stupro si vede negato il risarcimento dallo Stato Italiano

Come per esempio è successo in Corte di Appello civile a Milano che - scrive Simona Lorenzetti su La Stampa - ha stabilito un risarcimento di 220mila euro in favore di madre e figlia vittime di rapina e stupro.

Quando si leggono storie del genere è davvero difficile non pensare che a questo mondo per noi donne è sempre più difficile ottenere giustizia. Un diritto che le è stato negato da un'interpretazione discrezionale di una direttiva della Comunità Europea che riconosce alle vittime di reati violenti un indennizzo se l'autore non può pagare. L'episodio risale al 22 ottobre del 2011: Roberta venne rapinata e violentata nel garage sotto casa. E questa sarebbe la motivazione: secondo i giudici di Torino la donna non avrebbe fatto tutto il possibile per essere risarcita dal violentatore, in carcere con una condanna di 8 anni e 2 mesi.

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Per i giudici subalpini, la donna non avrebbe dimostrato che il colpevole non era in grado di pagare di tasca propria. Ma non ha i soldi per risarcire la vittima della violenza. Roberta ha avuto solo la soddisfazione di vedere il suo aggressore dietro alle sbarre. A tal fine la malcapitata si è affidata alla Direttiva Ce numero 80 del 2004 in difesa delle vittime di reati violenti sessuali, rivolgendosi al Tribunale civile di Torino e chiedendo il risarcimento da parte della presidenza del Consiglio dei ministri.

Ma il giudice, come detto, ha respinto il ricorso. Per i giudici "aver subito un stupro e una rapina non dà diritto di per sé al risarcimento e la vittima è chiamata a dimostrare che lo stupratore non sia in grado di pagare perché indigente". Parla così Roberta, la torinese rapinata e stuprata a cui il tribunale di Torino ha negato il risarcimento dello Stato. Una sentenza, questa, che lascia attoniti ed indignati.

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