Maryam Mirzakhani, la donna che sconfisse i pregiudizi con la matematica

Maryam Mirzakhani vincitrice della medaglia Fields per la matematica

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Era un faro abbagliante Maryam Mirzakhani, una mente brillante e geniale, una delle scienziate più importanti dell'era contemporanea, diventata la prima donna nella storia a vincere la Fields Medal, l'equivalente del "Nobel" per la matematica. Durante le scuole medie, la matematica non era neanche nei suoi pensieri. La stessa cattedra che aveva ricoperto dal 2008 all'università di Stanford. Divorava libri, qualunque volume le capitasse sotto mano, solo che con gli anni le parole si sono trasformate in espressioni algebriche e sequenze interminabili di numeri. Le era stato conferito per le sue ricerche su geometria complessa e superfici iperboliche. Nata a Teheran il 5 maggio del 1977, Maryam Mirzakhani a 17 anni, nel 1994, aveva vinto la medaglia d'oro delle Olimpiadi internazionali della matematica; vincendo di nuovo la medaglia d'oro anche l'anno successivo, il 1995, all'età di 18 anni.

È morta Maryam Mirzakhani, la prima donna in assoluto a essere insignita della celebre medaglia Fields, un riconoscimento che viene dato ogni quattro anni agli studiosi di matematica più brillanti che non abbiano ancora compiuto quarant'anni. Una componente del Comitato di selezione del premio Field, Frances Kirwan, aveva detto dopo la vittoria del Nobel da parte di Maryam: 'Spero che questo premio ispiri molte giovani donne e ragazze in questo Paese e nel mondo a credere nelle loro abilità e a puntare a diventare le prossime medaglie Fields del futuro'.

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Era il 2014 e Maryam sapeva già di essere malata da un anno. Amava definirsi una "pensatrice lenta", ma il suo cervello andava alla velocità della luce quando si occupava dei suoi campi di studio che includevano la teoria ergodica e la geometria simplettica, settori molto astratti della matematica pura. La neoplasia si era estesa anche alle ossa. "Un genio? Sì, ma anche una madre, una figlia e una moglie", è stato il saluto dell'amico Firouz Naderi, scienziato della Nasa, scritto su Instagram.

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