Omicidio Ciro Esposito, la sentenza choc: "Tifoso del Napoli ucciso da bravata"

De Santis uccise per una “bravata” polemiche per le motivazioni della sentenza su Ciro Esposito

Omicidio Ciro Esposito, la sentenza choc: "Tifoso del Napoli ucciso da bravata"

Questa mattina sul Corriere della Sera vengono pubblicate le motivazioni della sentenza. L'omicida dovrà scontare 16 anni di carcere e non 26 rispetto alla sentenza di primo grado. "Dei botti - scrivono i magistrati riferendosi alle fasi immediatamente precedenti al dramma - delle bombe carta e dei sassi con i quali sarebbero stati bersagliati i napoletani non si è rinvenuta traccia".

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"Una bravata", è questa la motivazione della sentenza sconvolge la mamma di Ciro: "Con questa sentenza hanno ucciso mio figlio un'altra volta". Ad intervenire sulla vicenda, dopo le parole dei giudici che hanno smentito l'agguato a scapito di Ciro Esposito parlando piuttosto di "una scomposta azione dimostrativa" è stato anche l'avvocato della madre del giovane ucciso, Angelo Pisani, che ha dichiarato, come riporta Repubblica.it: "Le ho spiegato che non c'è alcuna azione che si può fare né rimedio giuridico contro questa cosa. Quei botti e quelle bombe sono il frutto della suggestione collettiva, di una ricostruzione ex post". Nessun dubbio sulla circostanza che fu "Gastone" a sparare a Ciro. La stazza di De Santis escluderebbe l'ipotesi. Secondo i giudici, De Santis era insofferente per la presenza dei tanti tifosi napoletani che il 3 maggio 2014 affluivano a Tor di Quinto. Poi cerca di ripararsi dietro il cancello, viene colpito con un pugno da Ciro e apre il fuoco con la pistola che già impugnava "perché consapevole dei rischi della sua tragica bravata". Ed infine, si legge sempre nelle motivazioni: "De Santis non si limitò ad esibire la pistola o a sparare in aria a scopo intimidatorio e nemmeno mirò a parti non vitali del corpo dei suoi contendenti". Inoltre la volontarietà degli spari, è legata alla volontarietà di ferire.

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