Ogm: Corte Ue, non si possono vietare senza l'evidenza di gravi rischi

Ogm, la Corte di giustizia Ue bacchetta l'Italia e dà ragione a Fidenato

Caso Ogm, Corte Ue dichiara

Fidenato ha ribadito di essere sempre stato convinto della bontà delle scelte fatte e che con questa sentenza è stata fatta giustizia con la "G" maiuscola.

Milano, 13 set. (AdnKronos Salute) - "Gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza concernenti alimenti e mangimi geneticamente modificati, senza che sia evidente l'esistenza di un grave rischio per la salute o per l'ambiente".

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito oggi che l'Italia non poteva vietare la coltivazione di una variante di mais geneticamente modificata, dato che non era dimostrato alcun rischio né per la salute umana né per l'ambiente. Giorgio Fidenato e altri hanno coltivato mais MON 810 in violazione del citato decreto, ragion per cui sono stati perseguiti penalmente.

La Ue aveva approvato l'uso dell'ogm in questione, il Mon 810 della Monsanto, nel 1998, ma nel 2013 il governo italiano aveva chiesto a Bruxelles di vietarlo, dopo che due studi scientifici italiani avevano messo in dubbio la sua innocuità.

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Sulla base di un parere scientifico emesso dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais Mon 810. L'Italia è tra i 17 Stati membri che hanno scelto questa possibilità.

Nonostante ciò, nel 2013 il governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del Mon 810 nel territorio italiano.

In tale contesto, la Corte constata che, "qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa manifestamente comportare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o per l'ambiente, nè la Commissione nè gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione di mais Mon 810". Nel pronunciamento si sottolinea anche come "il principio di precauzione, che suppone un'incertezza scientifica sull'esistenza di un determinato rischio", sia "non sufficiente per adottare tali misure".

In tali circostanze, i giudici nazionali sono competenti a valutare la legittimità di quelle misure.

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