Kurdistan, mano dura di Baghdad: "Schierato l'esercito contro indipendentisti"

Iraq avanti con il referendum in Kurdistan

Kurdistan, mano dura di Baghdad: "Schierato l'esercito contro indipendentisti"

Una scheda nell'urna per sognare la secessione. Il voto continuera' per tutto il giorno e i seggi si chiuderanno alle 18:00 ora locale. Nel testo, che vuole attestare e affermare il pluralismo etnico, religioso e culturale della società curda, l'articolo 2 promette anche autonomia e decentramento amministrativo nelle aree della regione in cui turkmeni, yazidi e cristiani caldei, assiri, siri e armeni hanno il loro radicamento storico. Yilridim ha inoltre spiegato che è arrivata direttamente dal governo iracheno una richiesta formale di queste sanzioni e che quindi d'ora in poi Baghdad sarà l'unico interlocutore della Turchia nelle relazioni con l'Iraq, incluse quelle per il commercio petrolifero. Nel documento citato, accennando al referendum indipendentista, il Patriarcato caldeo invita di nuovo tutti i soggetti interessati ad assumere un atteggiamento responsabile, e a procedere sulla via di un "dialogo coraggioso", avendo come obiettivo la salvaguardia del bene delle popolazioni "che hanno tanto sofferto per le guerre e le violenze negli ultimi anni".

In realtà una parte delle votazioni si è aperta già il 23 settembre con i curdi che vivono all'estero i quali si sono pronunciati per il 98% a favore dell'indipendenza.

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Il parlamento iracheno ha approvato oggi una serie di misura in risposta alla decisione della regione autonoma del Kurdistan di svolgere il controverso referendum per l'indipendenza. Si vota nelle quattro province della regione curda (Dohuk, Erbil, Suleimaniya e Halabja) e anche nei territori contesi tra i due governi, le provincie di Kirkuk, Diyala e Nínive. Secondo la tivù panaraba al Arabiya, l'assemblea legislativa di Baghdad ha, tra l'altro, approvato il dispiegamento delle truppe federali in tutti i territori controllati dalle milizie curde dal 2013-14. In particolare, la misura è diretta alle aziende petrolifere che operano nell'area di Kirkuk.

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