Catalogna, dopo il voto di domenica oggi lo sciopero generale

Catalogna, Puigdemont: «Abbiamo vinto il diritto all'indipendenza»

Spagna-Catalogna: Il prezzo della democrazia

Puigdemont ha affermato che una reazione contraria da parte del governo centrale rappresenterebbe "un ulteriore errore" che si andrebbe ad aggiungere a "una lunga lista di errori".

La Catalogna funziona al rallentatore oggi nella giornata di sciopero generale convocata da sindacati e movimenti indipendentisti per protestare contro la violenza della polizia spagnola domenica contro i seggi.

Il Governo spagnolo, ovviamente, aveva fin dal principio dichiarato come illegale il referendum, e così la Suprema Corte spagnola, che aveva posto nella completa illegalità il percorso voluto dal "parlamento" catalano. Il re, ha detto Puigdemont, "non ha mai considerato la posizione della Catalogna e ha deciso semplicemente di sostenere il governo spagnolo per annichilire il desiderio di sovranità del popolo catalano". Nella convocazione non si menziona direttamente la dichiarazione di indipendenza, anche se non è escluso che l'ordine dei lavori possa essere modificato proprio con l'inserimento dell'esame della dichiarazione unilaterale di indipendenza.

Intanto, il diritto, riguardo a tutto ciò, paradossalmente ha ben poco da dire. In ritardo rispetto al previsto, gli agenti si sono presentati ai seggi, ma nella maggior parte dei casi si sono limitati a prendere atto della situazione e ritirarsi, spesso tra gli applausi della folla. "La transizione dopo Franco - dicevano molte persone ieri in fila davanti ai seggi - non è stata fatta bene, ci sono ancora questioni rimaste aperte".

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E questo paradosso, in cui gli esperti del diritto non sanno parlare della nascita del diritto stesso, consegna il tema ad esperti di altri saperi, ed in particolare alla politica.

Ma la manifestazione si è fatta anche sportiva. Forse, tristemente, solo con quello della contingente convenienza.

L'Unione europea resta a guardare. Anche Rajoy deve stare molto attento alle mosse che gli si prospettano, stretto tra la necessità di riassorbire le critiche interne e internazionali per l'uso sconsiderato della forza e la sollecitazione dei falchi che chiedono il ricorso all'art.155 della Costituzione che dispone la sospensione dell'autonomia catalana, l'esautoramento del presidente e la chiusura d'imperio del parlamento, trasformando la Catalogna in una regione ribelle in Stato d'assedio. Ed all'indomani della Brexit, il movimento indipendentista scozzese che nel 2014 risultò sconfitto al referendum indetto per ottenere l'indipendenza dal Regno Unito, sembra aver ripreso un qualche vigore e all'orizzonte sembra esserci un referendum-bis. Lunedì c'è il rischio che con una dichiarazione di indipendenza la crisi diventi davvero fuori controllo.

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