L'allarme dell'Ocse: "in Italia pochi laureati e studenti bistrattati"

L'allarme dell'Ocse: “in Italia pochi laureati e studenti bistrattati”

Squilibri d'Italia nel Rapporto Ocse. Divari fra studenti, al Sud un anno indietro. E i laureati sono pochi, impreparati e

Ci sono 6 lavoratori su 100 che non hanno competenze adatte al lavoro che svolgono e 21 su cento che non hanno le qualifiche richieste. Lo rileva l'Ocse nell'indagine sulle competenze degli adulti (Piaac), presentata oggi nel corso di una conferenza stampa al ministero dell'Economia. Secondo l'Ocse, l'Italia è "intrappolata in un 'low-skills equilibrium', un basso livello di competenze generalizzato: una situazione in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una debole domanda da parte delle imprese".

"Il livello dei salari in Italia - denuncia il rapporto - è spesso correlato all'età e all'esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro". Inoltre, "gli italiani laureati hanno, in media, un più basso tasso di competenze " in lettura e matematica.Non solo, da noi i laureati non vengono utilizzati al meglio e sono un po' bistrattati. "Queste carenze si ritrovano anche tra laureati italiani". E al sud, sono un anno indietro. Così il rapporto Ocse sulla "Strategia per le competenze".

Un tasso di competenze inferiore anche per i lavoratori italiani rispetto ad altri paesi, accompagnato da una minor possibilità di utilizzare specifiche competenze cognitive, fondamentali per le imprese. Un circolo vizioso che rischia di non portare lontano.

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A questa dinamica contribuisce il modo in cui il lavoro viene progettato e in cui le aziende sono gestite, soprattutto a causa della grande prevalenza di imprese a gestione familiare, che spesso non hanno le competenze necessarioe per adottare e gestire tecnologie nuove. Sul numero di laureati la prima è di migliorare l'accesso all'istruzione terziaria, specialmente per gli studenti che provengono da un contesto socio economico sfavorevole, per esempio, estendendo l'accesso alle borse di studio all'interno del Patto di Stabilita. "Dato preoccupante, molte donne non sono neanche alla ricerca di un posto di lavoro, ciò fa sì che l'Italia faccia registrare il terzo tasso di inattività più alto" nell'area che conta 35 stati industrializzati.

I fondi disponibili per la formazione vanno usati per sviluppare le competenze che sono veramente richieste sul mercato del lavoro (come le competenze che preparano i lavoratori ad adattarsi al rapido cambiamento tecnologico e alla globalizzazione). Perché, non finisce mai di ribadirlo l'Ocse nel rapporto sulla "Strategua per le competenze dell'Ocse" dedicato all'Italia, la politica delle competenze deve essere considerata una priorità per l'interop pèaese, giunegndo al pieno compimenti delle riforme attuali, dalla BUona scuola al Piano Scuola digitale, dal Jobs Act al Piano nazionale per l'Industria 4.0. Per questo bisogna "incoraggiare i padri a richiedere più permessi retribuiti per i figli", ad esempio con "l'estensione della durata dei congedi di paternità". Cio ridurrebbe il peso del background familiare sui livelli di istruzione dei giovani e sulle loro scelte di carriera e garantirebbe che gli studenti prendano decisioni informate, in sintonia con i loro interessi, le loro preferenze, il merito e le esigenze del mercato del lavoro.

Ma non è solo il sistema scolastico a poter fare qualcosa: "Più alti livelli di competenze contribuiranno a una crescita più forte e più stabile solo se le imprese saranno capaci di usare pienamente ed efficacemente le competenze a loro disposizione".

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