Che cosa sta succedendo a Cesare Battisti

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Battisti: non temo estradizione, protetto da visto

Il quotidiano brasiliano O Globo spiega che un piano sarebbe stato concordato con la nostra ambasciata di Brasilia. Tra gli ostacoli da superare - fa notare la stampa - ci sarebbe l'assenza di una dichiarazione formale da parte del governo italiano che si impegni a rispettare le regole su quella che i giuristi di Brasilia chiamano 'detrazione penalè.

Prima però devono essere risolte alcune importanti questioni legali.

L'Italia non ottiene l'estradizione di Cesare Battisti. "L'imputato - dice il giudice - è stato ammesso allo status di rifugiato con tutti i diritti ma anche gli obblighi previsti. Bisogna muoversi con grande determinazione ma anche con grande cautela".

Andrea Orlando, ministro della Giustizia, ha assicurato che l'Italia è pronta a compiere nuovi passi per l'estradizione dell'ex terrorista.

Arrestato in Brasile, l'ex terrorista rosso Cesare Battisti è già libero
Ora la strada per l'estradizione sembra davvero tracciata. Chiediamo #giustizia": "così Matteo Renzi su twitter. Dopo tre giorni, Cesare Battisti è già libero .


Ma contemporaneamente la difesa di Battisti, proprio per evitare il blitz per l'estradizione, aveva avanzato un nuovo ricorso alla Corte suprema, chiedendo che venisse analizzata "con urgenza" la richiesta di 'habeas corpus' per il loro assistito presentata allo stesso tribunale lo scorso 27 settembre.

Battisti aveva infatti con sé 6mila dollari e 1.300 euro e probabilmente stava tentando di fuggire dal Paese sudamericano dopo i numerosi tentativi dell'Italia di ottenere la sua estradizione. Il giudice Odilon de Oliveira che ha convalidato l'arresto, si è detto convinto che il sessantatreenne stesse fuggendo. In ogni caso, l'eventualità che attraverso la buona condotta, in primo luogo, pure i condannati per i delitti più gravi possano avere un futuro fuori dalla prigione è la carta che l'Italia sta rigiocando in queste ore per farsi restituire Battisti. Durissime poi le parole di un altro togato, Pietro Forno, che da giudice istruttore a Milano si occupò dei processi per gli omicidi commessi dai Proletari armati per il comunismo. "Lo Stato italiano aveva già ottenuto dalle autorità giudiziarie brasiliane il via libera all'estradizione che aveva completato il suo iter giurisdizionale, interrotto dal decreto di Lula".

Battisti è "un professionista della fuga, una persona che ha una laurea honoris causa in fuga", ha ironizzato Forno. Così come politica era stata, all'epoca, la scelta di bloccare la consegna decisa dal Supremo tribunale federale del Brasile. Insiste sulla necessità che Battisti "sconti assolutamente la pena per quello che ha fatto" anche il vicepresidente della Camera e candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio.

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