Gli Stati Uniti si ritirano dall'Unesco. La direttrice dell'agenzia Onu: "Grande perdita"

La sede dell'Unesco in una

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Gli Stati Uniti manterranno la propria presenza all'Unesco come Stato osservatore.

E' la seconda volta che gli Stati Uniti lasciano l'Unesco, il braccio culturale delle Nazioni Unite che con il passare degli anni è diventato una sentina di occidentalismo, di odio verso l'Occidente, fino alla recente e sciagurata decisione di dichiarare il Monte del Tempio, compreso il Muro occidentale, cioè i luoghi sacri dell'ebraismo e del cristianesimo a Gerusalemme, luoghi santi dei musulmani e solo dei musulmani, la "Spianata delle moschee", come la chiamano. Nel comunicato, il dipartimento non fornisce ulteriori spiegazioni.

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Questo per "contribuire alle visioni, prospettive e competenze americane su alcune delle importanti questioni affrontate dall'organizzazione inclusa la tutela del patrimonio dell'umanità, la difesa della libertà di stampa e la promozione della collaborazione scientifica e dell'educazione". La decisione entrerà in vigore il 31 dicembre 2018. Nel 2011, con Barack Obama, gli Stati Uniti avevano smesso di erogare finanziamenti all'Unesco nel 2011 per protestare contro l'ingresso della Palestina come stato membro dell'organizzazione. "È una perdita per l'Unesco". E' una perdita per la famiglia delle Nazioni Unite. Eppure, sorpresa di giornata è che gli Stati Uniti hanno notificato all'Unesco la loro uscita dall'organizzazione. Ma, a suo sfavore può giocare il boicottaggio da parte degli altri paesi del Golfo, guidati dagli Stati Uniti, che accusano il Qatar di sostenere il terrorismo e di intrattenere rapporti troppo stretti con l'Iran. La decisione Usa di ritirarsi, secondo quanto riferisce il dipartimento di Stato, "non è stata presa con leggerezza e riflette le preoccupazioni americane per i crescenti arretrati" da versare "all'Unesco, la necessità di riforme fondamentali dell'organizzazione e la prosecuzione del pregiudizio anti Israele all'Unesco". In quel frangente l'Unesco aveva sviluppato un piano chiamato "Nuovo Ordine Internazionale dell'Informazione", per fermare le presunte bugie e la disinformazione che veniva diffusa nelle nazioni in via di sviluppo.

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