Permesso retribuito per cure di cani o gatti: ecco quando spetta

In permesso per curare il cane

Il vostro cane sta male? Avete diritto a un permesso retribuito

Sul caso della dipendente universitaria che ha ottenuto due giorni di permesso retribuito per curare il proprio cane, parla il professor Marco Marazza, docente di Diritto del Lavoro presso la facoltà di Giurisprudenza dell'università Luiss di Roma.

È evidente, quindi, "che non poter prestare, far prestare da un medico veterinario cure o accertamenti indifferibili all'animale - come nel caso di specie - rappresentava chiaramente un grave motivo personale e di famiglia, visto che la signora vive da sola e non aveva alternative per il trasporto e la necessaria assistenza al cane" prosegue la nota della Lav. Così la donna si è rivolta alla Lega antivivisezione, che ha supportato la sua richiesta, ed è riuscita così ad ottenere l'agognato permesso di 48 ore senza perdere per questo una parte del salario. L'Università, che non aveva mai avuto richieste simili per gli animali domestici, ha chiesto alla dipendente di motivare meglio l'istanza. Se la dipendente non avesse provveduto ad assolvere le necessità d'assistenza per il cane malato, avrebbe quindi commesso un reato. Non prestare le cure adeguate, infatti, è stato considerato come analoga casistica e dato luogo alla recente decisione di ammissione dei permessi retribuiti per motivi familiari e personali, ivi compresi quelli per la cura di un cane o di un gatto.

La questione inerente ai permessi lavorativi per la cura del proprio animale domestico nasce con il caso di una lavoratrice single dell'Università La Sapienza. In particolare, si potrà richiedere anche tale opzione, avvalendosi della possibilità del lavoratore di assentarsi per grave motivo familiare o personale.

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Sembrava di vivere in paradiso già l'anno scorso, non oso immaginare cosa succederebbe se dovessimo vincere lo scudetto ". Sul primato: "Nessuno si aspettava che fossimo in testa a questo punto e a punteggio pieno, ma siamo solo all'inizio.


A quel punto l'Università, ricevuto anche il certificato del veterinario, ha concesso alla donna i due giorni di permesso.

"È un significativo passo in avanti", spiega Gianluigi Felicetti, "che prende atto di come gli animali, non tenuti a fini di lucro o di produzione, sono a tutti gli effetti componenti della famiglia". "Speriamo che il prossimo governo e il prossimo Parlamento avranno il coraggio di fare un'organica riforma del Codice civile, approvando la nostra proposta di Legge ferma dal 2008", ha concluso Felicetti.

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