Rosatellum: verdetto in serata. Si vota la terza fiducia alla Camera

Camera. Voto di fiducia alla legge elettorale: per M5S ed Mdp

Camera conferma la fiducia, manifestazioni di M5s e Mdp

Lo scrive in una nota il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, assicurando che il suo partito pur non partecipando "ai voti che riguarderanno le fiducie chieste dall'esecutivo" dirà "sì, con convinzione, in modo compatto e leale, al voto finale".

La maggioranza ha comunque un ulteriore appiglio: la legge è sì sottoposta alla fiducia, ma tale elemento non annulla il voto segreto col quale, in ultima istanza, sarà approvata o respinta questa legge. Solo Mussolini aveva fatto cose simili": "a sparare l'accusa è Alessandro Di Battista, capopopolo M5s nella protesta durissima contro il voto di fiducia alla Camera sulla legge elettorale. Poi ci saranno le dichiarazioni di voto finali e il voto che, in base alle regole di Montecitorio, dovrebbe essere a scrutinio segreto. Il Movimento 5 Stelle invoca il maxi inciucio e addirittura le leggi fasciste degli Anni Trenta - vedi qui sotto il "Dibba" ieri fuori dalla Camera - mentre il Pd si trincera dietro le accuse con la veemente reazione di Matteo Renzi, tornato a parlare in pubblico alla presentazione del libro di Piero Fassino sul Pd: "Ho visto le immagini dei 5 Stelle che parlano di colpo di mano contro la democrazia, dicendo che la legge attuale andava bene".

Ci sarà il leader Luigi Di Maio ma non Beppe Grillo, che sarà invece a Roma domani per il voto finale.

L'accordo sulla legge elettorale va alla prova dell'aula. Per fortuna c'è chi ha questa forza.

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Prime due fiducie senza patemi La terza votazione di fiducia sull'articolo tre riguarda la delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali. Il secondo invece ha ottenuto 308 sì, ottantuno contrari e otto astenuti.

La necessità di una riforma elettorale è venuta dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale di parte dell'Italicum, la legge elettorale per la sola Camera voluta dal governo Renzi insieme alla riforma del Senato non andata in porto dopo la vittoria del no al referendum costituzionale del dicembre 2016. Pare che il premier Paolo Gentiloni, all'inizio almeno, non fosse felicissimo per via della fiducia, ma l'operazione è stata portata avanti ai massimi livelli istituzionali, dunque anche con il Quirinale, e con morbidezza avvolgente nei confronti di tutti. Il Mdp ha annunciato che voterà contro l'eventuale fiducia, e i parlamentari di Scelta Civica hanno detto che usciranno dall'aula al momento del voto. Pierluigi Bersani, presenziando alle manifestazioni dell'opposizione, ha posto difatti l'accento sulla "Perdita di credibilità di Gentiloni".

L'ex Capo dello Stato ha spiegato che la sua intenzione vuole "mettere in luce l'ambito pesantemente costretto in cui qualsiasi deputato oggi, o senatore domani, può far valere il suo punto di vista e le sue proposte, e contribuire così alla definizione di un provvedimento tra i più significativi e delicati".

Il "gioco" del Governo va in direzione del tutto opposta e punta pubblicamente a "non perdere l'ultimo treno", parole che alcuni giornali riportano come pronunciate dal Presidente del Consiglio Gentiloni.

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