Ue: rischi da deficit e debito, ma giudizio per il prossimo governo

Ue: rischi da deficit e debito, ma giudizio per il prossimo governo

Ue: rischi da deficit e debito, ma giudizio per il prossimo governo

La Commissione Europea ha infatti evidenziato come negli ultimi 5 anni l'Italia non abbia approfittato del crollo degli interessi sui debiti sovrani avvenuto in tutto il mondo ed in particolare nella Unione Europea grazie al quantitative easing introdotto da Mario Draghi. Ma ancora non basta.

Da segnalare che gli altri paesi che, secondo la Commissione europea, sono a rischio di "deviazione significativa" rispetto al percorso di risanamento dei conti concordato con l'Ue sono Belgio, Austria, Portogallo e Slovenia. "In una lettera indirizzata alle autorità italiane, il Vicepresidente Dombrovskis e il commissario Moscovici hanno comunicato che la Commissione intende procedere, nella primavera del 2018, a una nuova valutazione della conformità dell'Italia al parametro per la riduzione del debito", scrivono i commissari riferendosi al nostro Paese. "Dopo aver preso in considerazione i fattori rilevanti come l'incertezza sulla stima dell'output gap, il bisogno di bilanciare l'aggiustamento con il sostegno alla crescita, siamo dell'opinione che serve un aggiustamento fiscale di almeno 0,3 punti l'anno prossimo".

L'Ue ha rimproverato il Governo Gentiloni e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, per il "preoccupante" andamento dei conti pubblici italiani.

E' dunque "sotto osservazione per squilibri macroeconomici" l'Italia, che però è in buona compagnia: anche i conti di Francia, Germania, Spagna, ed altri otto Stati membri sono allo studio della Commissione, ed i rapporti sui suddetti squilibri saranno resi noti ad inizio 2018. Al momento viviamo in un ambiente di tassi bassi, ma se c'è un cambio nella politica monetaria, se l'inflazione risale, questo si somma ai costi e può essere fonte di instabilità. La Commissione europea non è mai qui per porre dei problemi o per additare dei colpevoli, ma per trovare soluzioni nel dialogo.

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Moscovici e Dombrovskis hanno anche detto: "Il debito pubblico italiano nel 2016, era al 132% del Pil, confermando quindi che sono stati fatti progressi insufficienti verso il rispetto del criterio del debito in quell'anno".

In sostanza, tra il peggioramento del 2017 e il piccolo miglioramento del 2018, mancherebbe ancora uno 0,3.

A caldo dal Tesoro ostentano tranquillità e si limitano a dire che comunque Bruxelles non ha rigettato direttamente il progetto di bilancio italiano e ha riconosciuto la "teoria del sentiero stretto" cara a Padoan, ovvero che la necessità di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche deve essere bilanciata tenendo in conto l'obiettivo di rafforzare la ripresa economica, ovvero di non soffocarla con dosi eccessive di austerità.

Anche alla luce di questo scenario molto realistico prospettato dalla Commissione UE, appare sempre più inopportuno lo sciopero deciso dalla CGIL per il 2 dicembre prossimo.

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