Dj Fabo, l'udienza chiave del processo a Cappato

Dj Fabo

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È scoppiata a piangere anche mentre lo raccontava oggi in aula in una testimonianza che, insieme a quella della fidanzata Valeria, è diventata un appello alle istituzioni per approvare la legge sul testamento biologico prima della fine della legislatura.

Marco Cappato, dopo aver accolto la richiesta di accompagnamento in Svizzera da parte di Dj Fabo per il ricorso al suicidio assistito, si è poi autodenunciato rischiando fino a 12 anni di carcere, ma dando così il via alla battaglia nei confronti di un divieto del 1930, appartenente al codice penale risalente al periodo fascista e che non considera i principi costituzionali sul rispetto della persona umana come inteso nell'attuale Costituzione.

In aula hanno parlato la fidanzata Valeria Imbrogno e Carmen Carollo, la madre di Fabiano. Anche i legali Massimo Rossi e Francesco Di Paola hanno citato la mamma e la compagna di Antoniani e il medico Mario Riccio, che staccò la spina a Piergiorgio Welby. "Speriamo che sia la volta buona per avere una legge sul biotestamento, mio figlio ha lottato tanto per questo", sono le parole, rilasciate ai cronisti, della madre di Antoniani, prima di entrare in aula. Così la madre di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo e morto col suicidio assistito, ha raccontato le ultime parole dette al figlio prima che "schiacciasse" con la bocca il pulsante.

La fidanzata di dj Fabo, Valeria Imbrogno, ha reso una lunga testimonianza questa mattina al Tribunale di Milano, durante la seconda udienza del processo che vede imputato per aiuto o istigazione al suicidio Marco Cappato.

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"Io e Valeria abbiamo molto barato con lui - ha detto - ma lui non era stupido, lottava sì e poi si è arrabbiato molto perché pensava che noi rallentassimo la sua morte ed era vero".

"Vai Fabiano, la mamma vuole che tu vada". "E lui ha schiacciato il bottone". Non c'era più ragione per restare in vita. Cappato gli parlò anche della possibilità di interrompere le cure in Italia, ma "Fabiano non aveva paura di morire, aveva paura della sofferenza e di morire soffocato".

La menomazione più insopportabile, ha spiegato la fidanzata di dj Fabo, era quella alla vista: "Altrimenti credo non avrebbe deciso di morire", ha spiegato alle pm.

Per lui, ha detto la donna, "la libertà era un valore importante e se con la sua scelta e con la sua battaglia pubblica e anche mediatica fosse riuscito a smuovere qualcosa ne sarebbe stato contento, era quello anche un modo per sentirsi vivo, si sentiva vivo e utile nel fare questa cosa". E a lei diceva: "Per me la vita è qualità, non quantità e io sto sopravvivendo di quantità".

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