Cassano: "L'addio al Real Madrid? Un errore. Potevo fare la storia"

LaPresse  Fabio Ferrari

LaPresse Fabio Ferrari

Antonio Cassano si racconta ai microfoni dei francesi di Canal Plus e torna ai mesi di quando indossò la maglia del Real Madrid. Un'intervista speciale quella di FantAntonio, che si è soffermato in particolare sulla sua infanzia e adolescenza raccontando particolari che non erano troppo noti: "Ho fatto la fame fino a 17 anni, nel vero senso della parola" ha detto Cassano, ricordando come la madre non lavorasse e la famiglia guadagnasse circa 4 mila lire al giorno. A Madrid ho incontrato due dei più grandi campioni di tutti i tempi, Zidane e Ronaldo, il Fenomeno. Mia madre non lavorava, era casalinga, e guadagnavamo 3-4mila lire al giorno: con quelle dovevamo mangiare. "Avrei potuto fare la storia del calcio e invece ho seguito il mio istinto e commesso errori, se l'allenatore non mi faceva giocare lo insultavo".

Il calcio ha sempre rappresentato una speranza e una salvezza per il giovane Antonio che in strada si guadagnava qualcosina giocando a pallone: "Giocavo per la strada, tra i vicoletti e naturalmente c'erano le persone più grandi che mi sceglievano, io guardavo a chi mi dava mille lire in più o in meno perché ero più forte di tutti". Molti calciatori avrebbero pagato per essere lì. E giocavo tutti i giorni in strada per guadagnare qualcosa. La carriera di Cassano è stata comunque brillante: certo ha diviso la critica dentro e (soprattutto) fuori dal campo, ha fatto i suoi errori e non ha dato tutto quel che il suo sconfinato talento gli avrebbe permesso di dare, ma ha incantato a lungo sui campi della Serie A, giocato con Milan e Inter, vinto uno scudetto e vestito per 39 volte l'azzurro della Nazionale, partecipando a tre Europei e un Mondiale. Dicevo: "Prendi me, ti faccio vincere". "Il calcio è sempre stato la mia grande opportunità, allora 2.000 in più o in meno per me facevano una grande differenza".

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E poi ecco la grande occasione, con la partita da titolare contro l'Inter in cui realizzò un gol memorabile. Senza nessuna reale ragione. Mia madre ha fatto tanti sacrifici per me, allo stesso tempo non è mai andata a scuola e non è che parla molto bene l'italiano. "Avevo 17 anni, era la partita che poteva cambiarmi la vita in tutti i sensi". Arrivato ai blancos nel gennaio 2006, ando' via un anno e mezzo dopo senza riuscire a lasciare il segno.

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