Caso scontrini, Ignazio Marino condannato in appello a due anni

Caso scontrini, Ignazio Marino condannato in appello a due anni

Caso scontrini, Ignazio Marino condannato in appello a due anni

"Il silenzio del #PdMagnaMagna sul suo ex sindaco di Roma, Ignazio Marino cacciato da un notaio e condannato a due anni di reclusione la dice tutta sul loro conto", ha commentato invece il capogruppo M5s in Campidoglio Paolo Ferrara. Marino, che in primo grado scelse il rito abbreviato, venne assolto con la formula "perché il fatto non sussiste". E' accusato di peculato e falso.

"La responsabilità di Marino è inesistente", ha detto il difensore Enzo Musco nella sua arringa difensiva. Ignazio Marino condannato a due anni di carcere Roma.

Dopo l'assoluzione in primo grado, il pg aveva chiesto in appello la condanna dell'ex sindaco per lo "scontrino gate" e la conferma dell'assoluzione per la contestazione di truffa.

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Ancora non sono chiari i motivi che hanno spinto la coppia al folle gesto, compiuto davanti a decine di studenti. La coppia, padre operaio di 47 anni e madre casalinga di 33 anni, hanno cominciato a urlare e picchiare l'uomo.


Oggetto del procedimento erano una cinquantina di cene pagate attraverso l'utilizzo della carta di credito che gli fu rilasciata durante il suo mandato dall'amministrazione capitolina.

Più precisamente, gli inquirenti ritengono che l'ex sindaco avrebbe utilizzato la carta in dotazione per "acquistare servizi di ristorazione nell'interesse suo, dei suoi congiunti e di altre persone non identificate", quindi di aver speso una somma di circa 12mila euro in cene private (56 per l'esattezza) spacciandole per cene istituzionali. "Un dato che contrasta con la più ovvia realtà e la logica più elementare", dichiara Ignazio Marino. Per i pm c'erano gli elementi per poterlo condannare, ma secondo i giudici di secondo grado invece tali "elementi" sono insufficienti e Marino non meritava la condanna, venendo così assolto definitivamente per questo reato. I giudici hanno disposto anche il risarcimento, da liquidarsi in separata sede, nei confronti del Comune Roma che si era costituito parte civile nel procedimento. "Con lo Studio Musco continuerò la mia battaglia per la verità e la giustizia in Cassazione".

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