Katia Follesa malattia: "soffro di una patologia al cuore"

Katia Follesa racconta la sua malattia

Katia Follesa

Nessun sintomo, niente di strano.

Era il 2006 quando Katia era in macchina intenta nella guida quando all'improvviso si è appannata la vista e l'attrice ha spiegato "Fu come non sentire più il cuore". Dopo analisi approfondite, il referto medico è chiarissimo: la celebre comica ha una cardiomiopatia ipertrofica non ostruttiva congenita.

Katia Follesa, volto noto della comicità italiana, diventata famosa grazie alla sua partecipazione sul palco di Zelig insieme alla collega Valeria Graci, racconta in un'intervista al "Corriere della Sera", la malattia che l'ha colpita e che da 10 anni ci convive. Ma questo lei, allora, non lo poteva sapere. In quel frangente, tuttavia, non avrebbe ricevuto risposta alcuna alle sue domande: "La cosa buona che ho fatto, dopo aver pensato che stessi per morire, è stata andare subito, quel pomeriggio stesso, in ospedale".

I due hanno avuto una bambina, Agata, che oggi ha 6 anni. Anzi, la cardiologa era quasi un po' scocciata. Da lì, ha iniziato una terapia "che dovrò continuare a vita".

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La decisione arriva dopo aver valutato "diversi scenari alternativi" ma "nessuno di questi ha rappresentato una soluzione appropriata per continuare la produzione nello stabilimento".


È proprio sul tema della maternità che la Follesa si interroga. "È vero che non sempre è semplice trovare le persone giuste a cui affidarsi, ma l'ospedale di San Donato è una garanzia".

Quando si parla di lei non si può non sorridere.

Con 17 milioni di vittime ogni anno, le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte. Di questa patalogia, ne soffriva anche il padre della comica, che putroppo è morto ma se avesse seguito la terapia che sta seguendo oggi lei, potrebbe essere ancora vivo, ha dichiarato Katia. Il nome di Katia Follesa è ormai indelebilmente legato a quello di Katiana, aspirante Miss Italia ma anche corteggiatrice del rozzo Claudiano. Poteva essere un problema? Ne era affetto anche il padre. Ma c'era il 50 per cento di probabilità che Agata ereditasse la cardiomiopatia. Per fortuna non è così, ma nell'ipotesi di un secondo figlio è una riflessione che, da un paio di anni, faccio. A 42 anni sapere di poter mettere al mondo un figlio che può avere questi problemi mi fa dire che no, non lo farei. Intanto, si spende in prima persona per aiutare chi soffre. "Per la gente i personaggi pubblici sono figure intoccabili, inavvicinabili.il fatto che tu possa avere una patologia come chiunque, porta a riflettere, per questo è importante mandare un messaggio positivo". E di certo, fa bene anche al cuore.

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