Liliana Segre, da sopravvissuta ad Auschwitz a Senatrice a vita

Chi è Liliana Segre nominata da Mattarella senatrice a vita

Liliana Segre neo-senatrice a vita al Binario 21 della Stazione Centrale di Milano durante la cerimonia commemorativa del 30 gennaio 2011

Come riporta l'agenzia di stampa Ansa nel darne notizia, il decreto è stato controfirmato dal premier Paolo Gentiloni che in un tweet ha espresso il suo parere positivo: "La vita di Liliana Segre testimonianza di libertà". Il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere Ugo Zampetti provvederà alla consegna al Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, del decreto di nomina. Certo, ammette Liliana Segre che è anche presidente del Comitato milanese Pietre d'inciampo "a 87 anni avere questo riconoscimento è anche faticoso, io non mi sono mai occupata di politica, sono una persona comune, essenzialmente una nonna".

Il presidente Mattarella con questa nomina, a differenza di Giorgio Napolitano che aveva nominato senatori Mario Monti, Claudio abbado, Renzo Piano, Elena Cattaneo e Carlo Rubbia, tutte nomine in un certo senso facili da individuare, trattandosi di eccellenze della cultura nazionale, ha scelto una signora ormai anziana, perfettamente sconosciuta alle grandi masse e ai media. Liliana Segre, nata a Milano il 10 settembre 1930 da una famiglia ebraica, rimase vittima a soli 8 anni delle leggi razziali del fascismo di cui proprio quest'anno ricorre l'ottantesimo anniversario.

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Dopo l'intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani, suo padre la nascose presso amici, utilizzando documenti falsi. Fermata dalle guardie alla frontiera, viene arrestata con la famiglia l'11 dicembre a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese. Non rivide più il padre, che mori pochi mesi dopo la sua partenza. Le viene imposto un numero di matricola tatuato sul braccio (n.75190): non ha ancora 14 anni.

Separata dal padre, fu mandata a lavorare presso la fabbrica di munizioni Union, di proprietà della Siemens. Nel 1945 i nazisti, in fuga dall'avanzata dell'Armata Rossa, sgombrano il campo trasferendo verso la Germania Liliana e altri 56.000 prigionieri nella terribile 'Marcia della Morte'. Tornata in Italia sarebbe vissuta nelle Marche con i nonni materni (la madre era deceduta subito dopo la nascita). Nel 1948 conobbe Alfredo Belli Paci, cattolico, anch'egli reduce dai campi di concentramento nazisti per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale.

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