Raggi: "Cambieremo vie intitolate a chi ha firmato il Manifesto della razza"

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Raggi: "Cambieremo vie intitolate a chi ha firmato il Manifesto della razza"

"Per questo utilizzeremo ogni strumento per rimuovere dalla toponomastica di Roma le strade che ricordano chi sottoscrisse il Manifesto della razza del 1938".

L' Amministrazione a Cinque Stelle ha già avviato le procedure e le verifiche per raggiungere l'obiettivo entro il 2018: "Dobbiamo cancellare queste cicatrici indelebili che rappresentano una vergogna per il nostro Paese". Ecco un esempio, citato dallo storico Denis Mack Smith nel suo "Le guerre del Duce": "Vi sono razze in cui le capacità intellettuali sono limitate e circoscritte.ve ne sono altre al contrario che hanno capacità intellettive sviluppate al massimo grado e come tali quindi sovrastano e dominano sulle prime".

Ad anticipare la scelta del Campidoglio è stata la stessa Raggi in una intervista rilasciata per il documentario di Pietro Suber: '1938. "Quando scoprimmo di non essere italiani".

Richemont lancia Opa sul 100% di Ynap
A oggi, il colosso svizzero Richemont è già azionista di maggioranza di Ynap con il 50% delle azioni e il 24% dei diritti di voto. Questa collaborazione tutta anglo-italiana ha portato il gruppo a fatturare oltre due miliardi di euro in un paio d'anni.


"Roma condanna le leggi razziali, la nostra città è orgogliosamente antifascista - ha detto la sindaca nell'intervista-". Il documentario di Suber uscirà in occasione dell'anniversario degli ottant'anni dalla promulgazione delle leggi razziali.

La presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, commenta: "Prendiamo atto con soddisfazione della scelta della sindaca Virginia Raggi di modificare le vie di Roma intitolate a chi firmò il Manifesto in Difesa della Razza".

Il Manifesto è un documento sottoscritto da "un gruppo di studiosi fascisti e docenti delle università italiane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista", recita il sito della Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti. Le vie romane in questione sono largo Arturo Donaggio (zona Torrevecchia), all'epoca direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell'Università di Bologna e Presidente della Società Italiana di Psichiatria, e via Edoardo Zavattari (zona Castel Romano), direttore dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma. "La storia purtroppo non si può cancellare, e a volte alcuni simboli è bene che rimangano dove sono, proprio per ricordarci ciò che la storia ha prodotto, ma in certi casi è più giusto per le nuove generazioni che le vie in cui camminano siano dedicate non a chi aderì, senza mai dissociarsene, a un'ideologia razzista, ma piuttosto ai professori universitari che persero il proprio posto per essersi opposti a quell'infamia".

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