Bassetti: "Sulla 'razza' discorsi dal passato"

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Lo ha detto a chiare lettere il presidente Cei, il Cardinale Gualtiero Bassetti.

Proprio per questo, bisogna reagire a una 'cultura della paura' che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente.

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Cambiano le figure che reggono i vertici del cattolicesimo, ma non cambia la sostanza e i Don Camillo sono sempre in agguato, pronti a far vincere il loro candidato. "In questa direzione non mancano, infatti, risposte positive e generose", ha aggiunto Bassetti citando ancora Bergoglio che "ha voluto parlarne con gratitudine al corpo diplomatico, auspicando che le difficoltà che il Paese ha attraversato in questi anni, le cui conseguenze permangono, non portino a chiusure e preclusioni, ma anzi ad una riscoperta di quelle radici e tradizioni che hanno nutrito la ricca storia della Nazione e che costituiscono un inestimabile tesoro da offrire al mondo intero". Un tema complesso e cruciale, la cui discussione pubblica, però, è troppo spesso influenzata da equivoci, incomprensioni e contese politiche.

Andare a votare "La Chiesa non è un partito - ha puntualizzato Bassetti - e non stringe accordi con alcun soggetto politico". Negoziare, infatti, consiste soltanto nel cercare di ricavare la propria 'fetta'della torta comune. "Come vescovi ci uniamo innanzitutto all'appello del Capo dello Stato a superare ogni motivo di sfiducia e di disaffezione per partecipare alle urne con senso di responsabilità nei confronti della comunità nazionale", ragiona Bassetti. "Altrettanto immorale è speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti". Tre gli imperativi per il presidente della Cei: "Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società". Per questo spiega: "Lavorare meglio, lavorare tutti: deve essere questo l'obiettivo del Paese". Tre azioni pastorali necessarie per rispondere a "un'urgenza sociale di pacificare ciò che è nella discordia", dal momento che il nostro Paese "sembra segnato da un clima di rancore sociale, alimentato da una complessa congiuntura economica, da una diffusa precarietà lavorativa e dall'emergere di paure collettive".

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