Gomorra, 5mila euro per la villa Savastano. Cattleya smentisce

Gomorra, 5mila euro per la villa Savastano. Cattleya smentisce

Gomorra, 5mila euro per la villa Savastano. Cattleya smentisce

Secondo quanto riportato dall'imputato quindi, la produzione di Gomorra, si sarebbe dovuta "sottomettere" al pagamento del pizzo, per girare scene nella villa sequestrata ai Gallo, detti "i pisielli" di Torre.

I vertici della produzione della famosa serie Gomorra, sono stati tirati in ballo dal Boss G.A., che all'epoca dei presunti fatti era "location manager", impegnato quindi a lavorare con Cattleya. Stando alla versione dell'imputato, Gennaro Aquino, qualcuno dei vertici della Cattleya avrebbe versato cinquemila euro al boss: soldi racchiusi in una busta finita nelle mani del capoclan Francuccio 'o pisiello. Però Raffaele Gallo aveva minacciato di non farci entrare più in casa a girare, io avevo paura perché gli avevo dato la "mano di parola" e in certi ambienti è pericoloso non rispettare gli accordi. E il giorno prima del verdetto, atteso per oggi 7 febbraio, l'imputato si autoaccusa e punta il dito: "Uno della produzione mi portò una busta chiusa con all'interno 5mila euro".

Poi aggiunge: "Ricordo anche che mancavano mille euro, così li prelevai dal mio conto e glieli consegnai". Fin dal primo momento tutti in Cattleya sapevano che i Gallo non erano persone proprio pulite, anche Gianluca Arcopinto (l'altro imputato), ma decisero che la villa bunker con quegli strani interni era quella giusta e vollero girare lì anche dopo l'arresto del proprietario e il sequestro della casa.

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"Ufficialmente dalle casse della Cattleya non sono uscite somme di denaro se non quelle rendicontate".

Questa versione è stata smentita dalla produzione Cattleya, da Arcopinto e Tozzi, manager della produzione, che respinge le accuse di Aquino e dichiara la mancanza di prove che avrebbero confermato rapporti col boss, ora in carcere. "Ma non posso escludere che possano essere stati creati fondi neri, attraverso fatture gonfiate, con i quali siano stati pagati quei camorristi".

La condanna è arrivata ad opera del giudice monocratico del tribunale di Torre Annunziata, Gabriella Ambrosino.

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