Le Bibbia 3.0: i 33 denunciati per detenzione di materiale pedopornografico

Le Bibbia 3.0: i 33 denunciati per detenzione di materiale pedopornografico

Le Bibbia 3.0: i 33 denunciati per detenzione di materiale pedopornografico

Il materiale informatico sarà sottoposto ad analisi da parte del personale specializzato della Polizia Postale.

Le perquisizioni, disposte dalla Procura di Salerno in 14 regioni (Campania, Lazio, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo, Toscana, Liguria, Trentino-Alto Adige e Veneto) hanno impegnato 200 ufficiali di pg della Polizia Postale coordinati dal centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online del servizio polizia delle comunicazioni di Roma.

In particolare gli agenti della Polizia Postale della Sezione di Salerno hanno messo sotto scacco 33 persone che risultano indagate per detenzione, divulgazione di immagini e video pedopornografici. L'indagine è stata avviata dalla polizia Postale di Catania in seguito di una segnalazione dell'associazione Meter che indicava la presenza sulla Rete di un forum che rinviava ad uno spazio virtuale contenete un archivio di migliaia di video/foto di pornografia minorile denominato "La Bibbia 3.0". All'interno dell'archivio i file erano minuziosamente catalogati in cartelle.

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A seguire tocca a Max Gazzè accompagnato dai jazzisti Rita Marcotulli (al piano) e Roberto Gatto (alla batteria). Questa sera la canzone ci porta ancora più lontano con un volo di note che attraversa il Mediterraneo.


A conclusione delle indagini è stato possibile ricostruire l'apporto dato all'archivio informatico dai partecipanti alla chat, identificando coloro i quali inviavano le foto dell'ex fidanzata, o della sorella minore di 12 anni, foto estrapolate da telefoni e computer in riparazione, immagini di ragazze minorenni sottratte da profili pubblici. In altri, non sono pubblicate informazioni private, in altri ancora le fotografie sono state acquisite da Instagram.

Le condotte illecite contestate agli indagati non possono, però, semplicemente essere ricondotte alla sola creazione del più grande archivio pedopornografico e pornografico sul territorio nazionale - rinvenibile tanto nel deepweb tanto nel web in chiaro - ma anche nell'annientamento psicologico delle giovani vittime ritratte nelle foto e nei video. L'obiettivo ulteriore degli indagati, consisteva, infatti, nel rendere possibile, attraverso l'identificazione, ogni forma di molestia e di gogna mediatica.

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