Italia cresce, anche se il "sentiment" rimane negativo: Pil in rialzo

PIL Italia torna a scendere +0,3% nel quarto trimestre 2017

Italia cresce, anche se il "sentiment" rimane negativo: Pil in rialzo

Se infatti si analizza la serie storica degli incrementi degli ultimi anni, emerge come il Pil, dopo un'inversione di tendenza dopo il 2013, sia cresciuto del 0,2% nel 2014, dello 0,9% nel 2015 e dell'1,1% nel 2016 ed ora dell'1,5% nel 2017. Per conoscere il dato effettivo di riferimento per la politica economica bisognerà aspettare il primo marzo.

Se la stima provvisoria diffusa dall'Istat oggi dovesse essere confermata a marzo, il +1,4% messo a segno l'anno il dato piu' alto dal 2010 (+1,7%): il pil non cresceva a ritmi cosi' alti da sette anni ma rimane comunque, in valore assoluto, lontano dal picco del 2008.

Il prodotto interno lordo, nonostante la ripresa, è ancora al di sotto dei valori pre crisi. E lo stesso aveva fatto la Commissione Ue nelle previsioni rilasciate qualche giorno fa. L'aumento della spesa pubblica per consumi finali è stato dell'1,4%. In ogni caso, la crescita fatta registrare nell'anno passato lascia a quello in corso una base da cui partire in termini di crescita. Si tratta di dati aggiustati per gli effetti di calendario e destagionalizzati. Goldstein prosegue sottolineando come l'incremento congiunturale sia dovuto a una dinamica equilibrata dal lato della domanda, con un contributo positivo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta: "Chi sostiene che l'Italia cresca solo grazie all'export e alla compressione della domanda interna dovrà ricredersi".

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Gli istituti che partecipano sono per il momento Intesa-Sanpaolo e Unicredit. L'Ape , essendo in pratica un prestito , è esente da tasse e contributi .


La variazione annua del pil stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari a +1,4% (nel 2017 vi sono state due giornate lavorative in meno rispetto al 2016). In termini tendenziali, si e' registrato un aumento del 2,5% negli Stati Uniti, del 2,4% in Francia e dell'1,5% nel Regno Unito.

Il dato è inferiore alle stime degli economisti, che indicavano un +0,9%, ma offre un segnale incoraggiante alla Banca del Giappone (dell'appena riconfermato governatore Kuroda) sulla possibilità che la buona congiuntura possa alla fine spingere l'inflazione verso il target del 2%.

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