Traffico rifiuti tra Puglia, Egitto, Iran e Libia: 3 arresti

Traffico internazionale di rifiuti pericolosi arrestati 3 imprenditori

Traffico rifiuti tra Puglia, Egitto, Iran e Libia: 3 arresti

L'inchiesta della procura di Bari sul traffico di rifiuti pericolosi che ieri mattina ha portato all'arresto di tre imprenditori - due italiano e un egiziano - riporta in primo piano un fenomeno criminale che nelle regioni del Mezzogiorno acquista dimensioni sempre maggiori. I militari, inoltre, hanno sequestrato quattro aziende a Palo del Colle, Ruvo di Puglia e Andria, oltre a diverse decine di mezzi pesanti e, per equivalente, beni per un totale di oltre un milione e settecentomila euro, in esecuzione di un'ordinanza cautelare emessa dal gip di Bari. "Non a caso - prosegue dunque l'associazione ambientalista -, infatti, come emerge dall'ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, contro le attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, dal 2002 al giugno 2017, in Puglia, ci sono state 60 inchieste, circa il 17,3% di quelle compiute su tutto il territorio nazionale". Sette persone sono state denunciate a piede libero con l'accusa principale di traffico illegale organizzato internazionale di rifiuti pericolosi condotto tra Italia, Egitto, Iran e Libia.

Numerose sono le fatture sequestrate corredate da Dichiarazione nelle quali si attestava falsamente l'avvenuta "messa in sicurezza e bonifica mediante le operazioni di aspirazione degli olii e liquidi ivi contenuti e mediante smontaggio dei relativi filtri" ad opera di Ditte specializzate. In pratica la trasformazione in pezzi di ricambio veniva fatta risultare falsamente come posta in essere presso un centro di raccolta autorizzato, mentre in realtà si svolgeva, mediante cannibalizzazione, presso un'azienda non autorizzata al riguardo. Il gruppo organizzato si avvaleva anche di consulenti ambientali, anch'essi indagati.

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Per adesso dobbiamo essere concentrati sulla sfida di domani e dare tutto di noi stessi per passare il turno". Abbiamo una maglia che pesa e che va onorata. "Però mi hanno detto di pensare avanti alle prossime partite".


Inoltre, ammonta a oltre € 1.700.000 il valore accertato dei profitti illeciti, derivanti dal risparmio di spesa per la mancata attivazione delle corrette procedure di gestione e recupero dei rifiuti prescritte dalla legge e dai ricavi delle vendita illecita dei rifiuti stessi. "Un'indagine complessa", a dirlo in conferenza stampa il Procuratore Giuseppe Volpe, durata due anni e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

L'attività di indagine è stata eseguita dai Forestali in collaborazione con il Servizio nazionale Antifrode dell'Agenzia delle Dogane.

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