Embraco, salta il tavolo. Calenda: "Gentaglia"

Embraco Calenda a lavoro con Invitalia,c’è interesse imprenditori

Embraco, salta il tavolo. Calenda: "Gentaglia"

Quello che vorremmo e' solo questo: "poter rientrare a casa tranquilli". Certo che sì: ma dovrebbe sapere, lui, che fare così è ben poco liberista. Così il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, commenta il rifiuto da parte di Embraco di ritirare la procedura di licenziamento dei dipendenti dello stabilimento piemontese. "L'atteggiamento dell'Embraco - ha chiarito - è incomprensibile e irresponsabile". Il ministro ha rilevato una "totale mancanza di attenzione al valore delle persone "da parte della multinazionale sottolineando di trovarsi "di fronte ad uno dei peggiori casi" di crisi aziendale".

Una presa di posizione che ha scatenato l'ira sia delle istituzioni che dei lavoratori: in mattinata hanno bloccato le strade vicino a Riva di Chieri provocando code e rallentamenti in tutta la zona. I lavoratori proseguiranno le 4 ore di sciopero per ogni turno.

Il presidente è tornato sull'argomento il 20 febbraio, sostenendo che Embraco ha fatto una scelta sbagliata, ma ha ancora tempo di cambiare idea se si rende conto che la decisione non le giova da nessun punto di vista ed ha aggiunto che la Regione, se può essere utile, è pronta a fare pressione.

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Bisogna stare dentro le cose per poter giudicare, io non c'ero dentro e questa cosa è scoppiata ieri a livello mediatico. Staremo a vedere come andranno avanti le cose, ma guardando alcuni giornali c'è da pensare, dobbiamo stare attenti.


Un lavoratore dell'Embraco, Daniele Simoni, da 25 anni operaio presso Riva di Chieri, si è incatenato ai cancelli della fabbrica. "Non guadagnerei più nulla", afferma la lavoratrice. "Abbiamo offerto la massima disponibilità all'azienda, il sostegno per fare un periodo di cassa integrazione con una mia lettera personale di assicurazione sui termini della cassa ma l'azienda ha comunue risposto negativamente". È evidente che quando un'impresa affida le relazioni industriali a degli studi legali, si finisce in un vicolo cieco. "Questa è la logica del massimo profitto che - spiega il dirigente sindacale - trova nella delocalizzazioni verso i Paesi a basso costo del lavoro il modo per risolvere i problemi della competizione, dopo aver ricevuto dallo Stato italiano nel passato milioni di euro finanziamento". Il 2000 fu l'anno spartiacque per le sorti dei lavoratori: Whirlpool decise di cedere lo stabilimento alla sua controllata Embraco e, dagli anni successivi, iniziarono i problemi.

Il governo aveva proposto la cassa integrazione per il periodo necessario a valutare proposte di reindustrializzazione del sito, in merito alle quali sarà attivato un tavolo con Invitalia. Ciò, prosegue, "avrebbe consentito di attivare un percorso per la reindustrializzazione. Per l'esecutivo credo si tratti anche di una questione di credibilità e di autorevolezza politica". Biasima l'Embraco che preferisce la Slovacchia all'Italia, in sostanza. Ma è questa l'Europa cui pensavano gli estensori del Manifesto di Ventotene, cui si richiamano spesso Renzi Matteo, Gentiloni e Prodi Romano?

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