Blitz di Forza Nuova a La7, "volevano bloccare diMartedì"

Blitz di Forza Nuova a La7,

Blitz di Forza Nuova a La7, "volevano bloccare diMartedì"

Blitz di Forza Nuova negli studi di La7 a Roma.

Alcuni militanti sono riusciti a entrare, chiedendo di partecipare alla puntata, mentre era in onda un servizio video registrato e quindi a telecamere spente. Nella questione è intervenuto anche il conduttore Giovanni Floris, che ha voluto parlare con gli attivisti di Forza Nuova, riuscendo a calmarli.

"Perchè un'altra azione contro i media?- aggiunge- perché dietro quelle mani balorde che hanno aggredito - tanti contro uno, come da tradizione partigiana - il nostro massimo ci sono la banda Floris-Gnocchi, diffusori di odio, così come il gruppo l'Espresso, campione di menzogne". Dopo l'invasione a Repubblica dello scorso dicembre, i militanti ieri sera sono entrati negli studi de La7. Il loro obiettivo era interagire col programma. "Questo non è possibile, sia tecnicamente sia per ragioni di opportunità".

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"Non mandiamo in onda chi non è invitato da noi, tantomeno se si presenta in quel modo", ha dichiarato Giovanni Floris. "Dopo aver esposto le loro ragioni, i militanti si sono fatti accompagnare all'uscita". Floris risponde che quando avranno una rappresentanza politica, in caso di eventuale elezione alle regionali, saranno rappresentati anche in trasmissione.

Il blitz fa seguito all'aggressione avvenuta ieri pomeriggio a Palermo ai danni del dirigente provinciale del movimento Massimo Ursino. Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno identificato alcuni attivisti.

Nonostante il tono dato dai diversi esponenti politici alla campagna elettorale, il vile attacco ha ricevuto una condanna unanime da tutti i poli politici, a sottolineare quanto la violenza non sia un elemento facente parte della Costituzione Italiana. Questo non è accettabile né tollerabile. Sulla stessa linea la Fnsi e l'Ordine dei giornalisti, che hanno manifestato la preoccupazione per il crescente clima di intolleranza al ministro dell'Interno, Marco Minniti, nel corso della riunione del Comitato per la sicurezza dei giornalisti.

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