Novità omicidio Pamela Mastropietro: interrogato l'uomo che l'ha incontrata alla stazione

Novità omicidio Pamela Mastropietro: interrogato l'uomo che l'ha incontrata alla stazione

Novità omicidio Pamela Mastropietro: interrogato l'uomo che l'ha incontrata alla stazione

"Temiamo che sia successo qualcosa lì dentro e che qualcuno le abbia fatto del male", ha spiegato i genitori.

Qualcosa è successo all'interno della comunità delle Marche dove Pamela era ricoverata.

L'uomo ha passato alcune ore con Pamela Mastropietro, prima che la stessa ritornasse nuovamente alla stazione per la ricerca di sostanze stupefacenti.

Il Procuratore Capo Giovanni Giorgio ha comunicato che le dichiarazioni dell'uomo, per adesso, non possono esser divulgate in quanto preziose per la risoluzione del caso. Secondo la madre di Pamela, invece, "può essere stato il nigeriano ad averle detto comprami questa siringa, mi serve".

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Altre erano state rilasciate a maggio nell'ambito di un controverso scambio di prigionieri tra il governo nigeriano e i terroristi.


Altro scenario prospettano i risultati della seconda autopsia che ha evidenziato due ferite di coltello al fegato e un colpo alla tempia sinistra che sarebbero stati sferrati quando la ragazza era ancora viva.

Il padre ha raccontato che Pamela soffriva di disturbo della personalità e che la droga era venuta come conseguenza della sua malattia. Eppure i genitori di Pamela Mastropietro non hanno avuto neanche il diritto di crollare, di lasciarsi andare, sulle loro spalle si è poggiato tutto il peso di un Paese che per un po' di tempo ha rischiato di implodere sull'onda di una rabbia accecante. "Nostra figlia - dicono Alessandra Verni e Stefano Mastropietro - deve avere giustizia".

Innocent Oseghale, intanto Continua a negare ogni addebito sostenendo di non avere completamente idea di come Pamela abbia potuto fare quella fine.

Non è la prima volta che il dito viene puntato sulla comunità Pars di Corridonia, che stava ospitando Pamela per un difficoltoso processo di recupero. A organizzare è la comunità nigerania in collaborazione con tutte le rappresentanze cristiane di Macerata e provincia in segno di solidarietà e vicinanza alla famiglia della ragazza di Roma e per condannare, sempre con maggiore forza, l'uccisione e lo scempio sul corpo della povera ragazza: in carcere ci sono tre nigeriani arrestati mentre un quarto connazionale è indagato in stato di libertà.

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