Di Maio: no a governo istituzionale, tornare a voto non ci spaventa

M5s Di Maio 'No a governo istituzionale o di tutti. Voto non ci spaventa'

Di Maio: no a governo istituzionale, tornare a voto non ci spaventa

Poi precisa: "Le presidenze delle Camere non riguardano la questione del governo, non devono essere legate a dinamiche di governo, ma sono figure di garanzia che riguardano il Parlamento". Nessuna ipotesi di "governo di tutti". Non credo - ha aggiunto Di Maio - che ci sia da stravolgere la politica estera dell'Italia ma farla valere di più.

L'ex vice presidente della Camera ha detto che il programma del M5s "non è mai stato estremista" e ha ricordato di aver fatto campagna elettorale "dicendo che non volevamo uscire dall'euro né dalla Ue". "Il 4 marzo gli italiani hanno votato un candidato premier, una squadra di governo e un programma". Facciamo appello alla responsabilità di tutte le forze politiche. Dobbiamo liberare l'Italia. Le forze politiche stanno chiedendo di tornare a votare? Chiedo responsabilità a tutte le forze politiche: il debito, la disoccupazione, la tassazione delle imprese e la disoccupazione giovanile non aspettano le liti di partito. L'Italia è "un Paese che dà tanto a questa comunità e che è un Paese che si prende sulle spalle gran parte della crisi migratoria".

"Il tema dei cambi di casacca interessano i singoli parlamentari, non sto incoraggiando cambi di casacca, ci mancherebbe altro. Io mi ispiro molto al gioco di squadra, non credo all'uomo solo al comando, il nostro è un lavoro di squadra", coordinato e improntato a cambiare i dogmi della legislatura, l'obiettivo è quello del cambiamento e "se vogliamo parlare di cambiamento - incalza il leader - prima di tutto vengono temi come la lotta alla disoccupazione, alla povertà". "Questo voto è stato un voto postideologico".

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"Noi siamo disponibili al confronto con tutti per far nascere il primo governo della Terza Repubblica, la Repubblica dei cittadini". Insomma, Salvini è riuscito a convincere una buona fetta di elettorato tradizionalmente di Forza Italia e soprattutto moltissimi astensionisti che finora non avevano dato il proprio voto nelle ultime tornate elettorali: i sondaggi mostrano che la provenienza dei voti della Lega ha un 20% da Berlusconi, un 16% dalla vecchia Lega Nord di Maroni e Bossi, un 8% dal Pd renziano, un 6% dal Movimento 5 Stelle e un 7% da altri partiti minori.

"Non siamo disponibili a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare: c'è stata una grande investitura": con queste poche parole pronunciate durante la conferenza stampa convocata presso la sede della stampa estera a Roma Luigi Di Maio ha dimostrato di non conoscere nulla di come funziona una democrazia parlamentare e di volere qualcosa che nessuno gli darà mai: governare un paese con il 33% totale dei parlamentari e senza uno straccio di accordo parlamentare con altri.

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