La povertà cresce ancora, Bankitalia: quasi 1 persona su 4 a rischio

La povertà cresce ancora, Bankitalia: quasi 1 persona su 4 a rischio

La povertà cresce ancora, Bankitalia: quasi 1 persona su 4 a rischio

Ormai sono anni che l'Italia è flagellata dalla crisi e a farne le spese sono ovviamente i cittadini: quasi un italiano su quattro è a rischio povertà, un valore che non era mai stato così elevato dalla fine degli anni '80. "È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi che, misurata dall'indice di Gini, è tornata in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni novanta del secolo scorso - scrive Bankitalia - È aumentata anche la quota di individui a rischio di povertà, definiti come quelli che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano". La quota di ricchezza netta detenuta dal 30% più povero delle famiglie, in media pari a circa 6.500 euro, è l'1%; tre quarti di queste famiglie sono anche a rischio di povertà.

Ma se i redditi crescono, ad aumentare è anche la disuguaglianza nella distribuzione. E' quanto emerge dall'Indagine sui bilanci delle famiglie italiane presentata da Bankitalia che sottolinea che la quota di persone a rischio di povertà interessa un individuo su 4, il livello più alto raggiunto dall'inizio delle serie storiche. In quest'ultimo caso, la situazione non è molto peggiorata ma resta comunque critica: nel 2016 era infatti a rischio povertà il 39,4% degli individui con capofamiglia residente al Sud (39,5% nel 2006). Il 30% più ricco delle famiglie inoltre ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso, con una ricchezza media di 510.000 euro. Da Palazzo Koch spiegano che tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta è diminuita, quasi interamente per effetto del calo del prezzo delle case. Al 30% delle famiglie più povere invece l'1% della ricchezza. Nel 2016 il reddito equivalente medio è salito del 3,5% interrompendo una caduta pressoché continua dal 2006.

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Aumenta un po' il reddito, diminuisce la ricchezza, calano i debiti, ma aumentano le diseguaglianze tra le famiglie italiane, con un peggioramento delle condizioni di vita dei giovani, degli immigrati ed in genere nel Mezzogiorno. La quota di proprietari è però ancora diminuita tra le famiglie con capofamiglia fino a 45 anni (dal 59 al 52 per cento tra il 2006 e il 2016). Lo dice la Banca d'Italia nell'Indagine sui bilanci delle famiglie italiane. Tra il 2014 e il 2016 il reddito medio familiare è stato sospinto da quello da lavoro dipendente che ha beneficiato della crescita del numero di percettori e dell'aumento delle retribuzioni medie annue pro capite. L'11% delle famiglie indebitate deve pagare una rata superiore al 30% del proprio reddito.

Gli immobili di proprietà sono ancora lo zoccolo duro della ricchezza degli italiani (è proprietario della casa in cui vive il 70% delle famiglie). La quota di famiglie proprietarie dell'abitazione di residenza è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2006.

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