Trapani. Arresti nelle famiglie mafiose di Vita e Salemi

I carabinieri

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Nuovo colpo ai fiancheggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro, il ricercato numero uno in Italia.

Oltre 100 uomini tra Carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani, del Raggruppamento operativo speciale e della Dia, stanno eseguendo 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo su richiesta della Dda. I reati contestati sono, a vario titolo, associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, favoreggiamento e intestazione fittizia di beni, il tutto aggravato dal metodo mafioso.

Il 3 aprile del 2013 fu il giorno di una maxi confisca di beni in Sicilia, all'epoca record storico in Italia, 1 miliardo e 300 milioni di euro a carico di Vito Nicastri, 61 anni, di Alcamo, in provincia di Trapani, mestiere elettricista, poi imprenditore, poi "re dell'eolico", e poi "signore del vento", come lo ha definito il Financial Times.

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L'operazione nasce da un'inchiesta avviata nel 2014 su esponenti delle famiglie di Vita e Salemi, ritenuti favoreggiatori del capomafia latitante Matteo Messina Denaro. I due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione.

Contestualmente sono stati posti sotto sequestro tre complessi aziendali, comprensivi dell'intero complesso immobiliare nonché dei relativi mezzi d'opera, intestate a terzi ma ritenute riconducibili all'organizzazione criminale. L'attività d'indagine ha consentito di accertare che parte del denaro derivante dagli investimenti sarebbe stata destinata, dai vertici di Cosa nostra trapanese, al mantenimento proprio di Matteo Messina Denaro. Anche lui è accusato di aver coperto e finanziato la latitanza del boss ricercato.

Parliamo di un nome già conosciuto alle forze dell'ordine, i carabinieri e il personale della Dia, che hanno portato a termine l'ultima inchiesta sui presunti favoreggiatori del padrino di Castelvetrano. Il collaboratore di giustizia ha raccontato di una borsa piena di soldi che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d'onore, Michele Gucciardi. Quello è stato anche l'ultimo segno della presenza concreta di Messina Denaro in Sicilia, poi del boss non si è saputo più nulla.

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