Brasile, uccisa l'attivista Marielle Franco: ha denunciato le violenze nelle favelas

Rio de Janeiro cinque colpi per Marielle attivista dei diritti umani

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Marielle è morta perché era coraggiosa, Marielle è morta ma la sua voce continuerà rimbombare negli animi delle persone, Marielle è morta ma i suoi 46 mila elettori sono vivi, Marielle è morta ma è rimasta qui. Franco è stata una popolare attivista Lgbtq e per i diritti umani, un critico aspro della brutalità della polizia e l'unica rappresentante femminile di colore e una delle sette donne su 51 a sedere del Consiglio Comunale di Rio, riporta Sputnik. Quattro colpi di pistola per silenziare la voce di chi voce non ha o ne ha poca per essere presa in considerazione: i poveri delle favelas, i neri, le persone Lgbti, le donne, dei cui diritti lei, donna, nera, lesbica e nativa del Complexo da Maré (l'enorme favela di Rio de Janeiro comprendente 16 baraccopoli), è stata paladina instancabile. Solo l'assistente è uscita illesa dall'attacco. Maré è una delle più grandi e numerose favelas di Rio de Janeiro, si trova al nord ed è abitata da circa 130 mila abitanti.

Il presunto coinvolgimento di agenti della polizia militare nell'esecuzione di Marielle Franco getta un'ombra ancora più inquietante sull'omicidio e riapre la vecchia ferita della guerra non dichiarata in atto tra milizie paramilitari e bande di narcotrafficanti, che miete centinaia di vittime ogni anno.

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Il popolo brasiliano ha deciso, senza attendere la chiusura dell'inchiesta: Marielle Franco è una martire della guerra contro la violenza e l'odio che pervadono la società brasiliana e colpiscono i più deboli e gli emarginati, quelli che lei difendeva con impegno e passione.

Da anni Marielle Franco denunciava le violenze e gli abusi commessi dalla polizia nelle favelas di Rio. "Una donna come noi, nera, dalla favela, che ha avuto molta forza per affrontare le sfide istituzionali, quelle da cui la politica ci ha sempre tenuti lontani". Matheus Melo stava uscendo dalla chiesa. Un omicidio che segna un prima e un dopo per la democrazia brasiliana, tra l'altro in un anno di elezioni presidenziali e con un presidente, Michel Temer, che gode di una bassissima popolarità e un candidato estremista e reazionario, Jair Bolsonaro, secondo nei sondaggi delle intenzioni di voto dei brasiliani. Da un luogo di povertà, emarginazione e violenza parte per arrivare alla Pontifícia Università Cattolica di Rio de Janeiro (PUC-Rio) dove si laurea in Scienze sociali e prosegue conseguendo un master in Pubblica amministrazione presso l'Università Federale Fluminense. "Che la vita di Marielle Franco possa servire da esempio a nuove forme di resistenza", ha scritto il giornalista Leonardo Sakamoto, "e ricordarci che, senza l'indignazione, non siamo diversi dalle bestie". L'esercito nelle strade non è la soluzione al problema della violenza e ancora meno la via per risolvere l'omicidio di Marielle.

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