'A noi presidenza Senato, a M5S la Camera'

'A noi presidenza Senato, a M5S la Camera'

'A noi presidenza Senato, a M5S la Camera'

Così la "sua" Forza Italia tornerebbe al centro dell'agone politico come garante dell'accordo tra centrodestra e PD. Ne ha parlato indirettamente durante l'intervista rilasciata a Barbara D'Urso durante la trasmissione Domenica Live: "Stando alle parole, la legge Fornero è una cosa che anche loro vorrebbero cambiare, c'è un rapporto con l'Europa da cambiare, c'è una riforma della scuola da cambiare". Il partito è minacciato anche da una potenziale emorragia di dirigenti e parlamentari verso la Lega, vista da molti come la forza che presto o tardi finirà con l'egemonizzare il centrodestra.

Lega e Movimento 5 Stelle sempre più vicini.

Il leader pentastellato ha dichiarato che il Movimento 5 Stelle ha intenzione di dialogare con tutti, Lega compresa. Hanno discusso sulle presidenze della Camera e del Senato da eleggere il 23 marzo. I 5 Stelle hanno cambiato schema, temono di tornare al voto con una legge elettorale sfavorevole, "magari con un premio di maggioranza incostituzionale" che favorisca Matteo Salvini e non loro, dopo mesi a tenere in vita un parlamento rissoso. Ha invece imposto la candidatura di Massimo Fedriga in Friuli Venezia Giulia, dove si voterà per scegliere il presidente della regione il prossimo 29 aprile (in un primo momento era sembrato che la coalizione scegliesse invece Lorenzo Tondo, vicino a Forza Italia). Il leader leghista nega che ci siano già i nomi ma poi ammette: "Stiamo ragionando su alcune ipotesi". Eventualmente, si valuterebbe step by step se accordarsi su altri punti. Mi sembra strano che vada al governo chi è stato sonoramente bocciato dagli italiani. "I Cinque Stelle - ha detto Giovanni Toti - dato il consenso che hanno avuto dai cittadini, sono indubbiamente l'interlocutore", ma, ha precisato, "avere un interlocutore non vuol dire essere d'accordo".

Francesco Bircolotti, speaker del Perugia, licenziato: aveva sbagliato il cognome di Astori
Un episodio infelice è accaduto allo stadio Renato Curi di Perugia (stadio che porta tra l'altro il nome di un giocatore morto in campo).


Cioè, questo il ragionamento di Salvini, due sconfitti che si aggrappano al vincitore limitandone il diritto di comando guadagnato nonostante la chiara opposizione di Berlusconi, prodigo di ammonimenti e critiche agli eccessi antisistema e antiEuropa del Matteo sovranista. D'altra parte, per lui, la vera partita non è quella della presidenza delle Camere: l'obiettivo resta quello di avere un ruolo nella partita che si gioca sul governo.

Ci rendiamo conto che non si può chiedere molto, ma non offenda l'intelligenza dei lametini cercando a tutti i costi di nobilitare il suo risultato elettorale.

Perché se i grillini risponderanno con un no alle avance del Cavaliere, Salvini dovrà decidere cosa fare della sua coalizione. Divergenti le versioni date dalle due parti sull'incontro: "Abbiamo ribadito il concetto della nostra contrarietà ai condannati e agli indagati", ha detto Toninelli, mentre Brunetta ha assicurato che "in nostra presenza" il M5s non ha posto nessun veto su condannati per la presidenza delle Camere. Il capogruppo azzurro fa però una precisazione non di poco conto: bisogna agire, sottolinea, "tenendo conto che esistono anche il Pd e Leu".

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