Cellulari e wireless come amianto: studio Ramazzini conferma rischio cancro

Tumori e cellulari antenne e ripetitori causano tumori delle cellule nervose

Cellulari e wireless come amianto: studio Ramazzini conferma rischio cancro

Si riapre il dibattito sulla correlazione fra l'uso dei cellulari e la comparsa di tumori. Queste radiazioni sono dette non ionizzanti, cioè sono al di sotto del milione di GHz (Giga Hertz, cioè un miliardo di Hertz).

E' l'esito della ricerca realizzata dal bolognese Istituto Ramazzini, che ha studiato l'esposizione dei roditori a radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (Usa), che ha riscontrato le stesse forme di tumore.

Ma non solo, spiegano i ricercatori del Ramazzini che nello studio italiano è stato: "Individuato un aumento dell'incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio Usa, ovvero l'iperplasia delle cellule di Schwann sia nei maschi ratti che femmine e gliomi maligni (tumori nel cervello) nei ratti femmine alle dosi più elevate".

Un tipo di studio, questo del Ramazzini, che è stato definito "shock" per le conclusioni cui è giunto, ma a leggere le modalità in cui è stata svolta la ricerca è scioccante soprattutto come è stato condotta, calcolando tra l'altro che nemmeno si sa ancora bene come i risultati possano essere applicati agli uomini. A questo punto, dunque, non ci sono più dubbi.

Lo studio comprende dosi ambientali (cioè simili a quelle che ritroviamo nel nostro ambiente di vita e di lavoro) di 5, 25 e 50 V/m: questi livelli sono stati studiati per mimare l'esposizione umana full-body generata da ripetitori, e sono molto più basse rispetto a quelle usate nello studio dell'Ntp americano. Non può infatti essere dovuta al caso l'osservazione di un aumento dello stesso tipo di tumori, peraltro rari, a migliaia di chilometri di distanza, in ratti dello stesso ceppo trattati con le stesse radiofrequenze - spiega Fiorella Belpoggi, direttrice dell'Area Ricerca dell'Istituto Ramazzini e leader dello studio -.

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I cellulari causano il cancro, così come i ripetitori, o meglio le radiazioni, ossia le radiofrequenze emesse dai ripetitori per la telefonia mobile.

Il numero di esposti, sottolinea Belpoggi, "è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze".

Secondo i suoi autori, i dati emersi dallo studio rappresentano una indicazione sufficiente affinché lo Iarc, l'Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro, possa rivalutare la propria posizione sulla potenziale cancerogenicità delle radiazioni a radiofrequenze.

"Inoltre - continua Belpoggi - i nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale". In questi anni Abbiamo visto che spesso la gente nonostante le rassicurazioni da parte degli enti di controllo è sempre più preoccupata dei livelli di elettromagnetismo che si possono raggiungere dentro le case. "Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni". La salute pubblica necessita di un'azione tempestiva per ridurre l'esposizione, le compagnie devono concepire tecnologie migliori, investire in formazione e ricerca, puntare su un approccio di sicurezza piuttosto che di potenza, qualità ed efficienza del segnale radio. La ricerca è durata quasi 10 anni ha coinvolto circa 2.400 ratti, gli stessi selezionati e usati dal Ramazzini come modello umano equivalente per capire gli effetti dell'esposizione.

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