Colpo alla rete di Messina Denaro, 22 fermi in Sicilia

Trapani, Operazione Anno zero: 22 arresti nella notte

In provincia di Trapani sono state arrestate 22 persone ritenute legate al boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro

La polizia e i carabinieri hanno eseguito nelle prime ore di giovedì 19 aprile 2018 un blitz in provincia di Trapani contro una rete di boss e fiancheggiatori vicini al superboss latitante Matteo Messina Denaro. Il blitz nel Trapanese è l'ennesimo colpo inferto dagli investigatori alla rete relazionale, criminale ed economica del boss mafioso.

L'operazione "ha confermato il perdurante ruolo apicale di Matteo Messina Denaro della provincia mafiosa trapanese e quello di reggente del mandamento di Castelvetrano assunto da un cognato, in conseguenza dell'arresto di altri membri del circuito familiare". Tra loro, anche due cognati del boss. Tutti reati aggravati dalle modalità mafiose.

Pedinamenti, appostamenti e intercettazioni hanno ribadito come Cosa nostra eserciti un controllo capillare del territorio e ricorra sistematicamente alle intimidazioni per infiltrare il tessuto economico e sociale.

I particolari dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in Procura a Palermo alle 11:30. A testimoniarlo sarebbero pizzini e passaggi di denaro, importantissime tracce che aggiornano la presenza del superlatitante Matteo Messina Denaro in Sicilia almeno allo scorso anno.

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Proprio per questo, Facebook ha riunito centinaia di dipendenti e ha anche cercato spunti ed idee da persone esterne alla società. Questo l'annuncio del colosso del web, che deve uniformarsi al Gdpr, il nuovo regolamento Ue sulla tutela dei dati personali .


Mentre venivano portati a termine gli attentati, nell'estate 1993, Matteo Messina Denaro si recò in vacanza a Forte dei Marmi (Lucca) con i fratelli Graviano. In quei giorni nei suoi confronti venne emesso un mandato di cattura per associazione mafiosa, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materiale esplosivo.

Tra i suoi crimini più efferati il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo per costringere il padre Santino a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capaci, nella quale rimasero uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini della scorta.

Dopo oltre due anni di di prigionia, il piccolo Di Matteo venne brutalmente strangolato e il cadavere buttato in un bidone pieno di acido.

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