Paolo Gentiloni: "Dire no a Mattarella è dire no all'Italia"

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Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni con Lucio Caracciolo al Festival di Limes

"In campagna elettorale da una parte si è sentita la fiera delle velleità". "Se poi pensiamo ai toni, ancora fatico a capire come la Lega e i Cinque stelle, che non sono parenti stretti, riescano a fare davvero un governo insieme".

In una giornata di tensione tra partiti, a due giorni dalle consultazioni di lunedì al Colle che imprimeranno una svolta all'impasse nel quale si trova la politica italiana sulla formazione del governo, nasce una nuova polemica sull'immigrazione tra il leader leghista e il premier. Lo spread era a 600, ora siamo a 100. "Penso che noi non dobbiamo mettere paletti e pregiudiziali sulle decisioni che il Presidente della Repubblica potrebbe prendere". "Gli darei una mano- spiega il presidente del Consiglio- Ho visto varie proposte, da Beppe Sala a Carlo Calenda, hanno chiesto organismi che possono dare una mano a Martina. Se il presidente della Repubblica fa una richiesta non prenderla in considerazione è difficile". È un esecutivo "legittimo", afferma, ma se sui mercati non c'è turbolenza è indice di "attesa, non di fiducia". Restare a Chigi? "Preferirei di no ma quello che decide il presidente della Repubblica mi troverà sempre pronto a rispondere". Io lo considero un dovere.

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Come ti sei sentito quando hai saputo di giocare? E' sempre stato il mio sogno, sono della Roma e di Roma . Adesso sono contento per questa emozione, poi vedremo quello che succederà la prossima settimana.


Anche perché - prosegue - "a riportare fuori strada l'Italia ci vuole un attimo". "Gli altri paesi non si agitano particolarmente perché non hanno capito come si risolve la crisi". "Penso che non era comunque realistico che il Pd appoggiasse un governo guidato da Di Maio o M5s, e forse il gran rifiuto non era indispensabile".

Se nascerà un governo M5s-Lega, afferma, "bisogna costruire una coalizione ampia di centrosinistra, dai moderati alla sinistra combattiva". La nascita di un governo senza il Pd aprirebbe la strada all'assemblea del partito, per eleggere un nuovo segretario (Maurizio Martina è in corsa e Renzi vorrebbe sfidarlo con un nome come Lorenzo Guerini) e potrebbe rinviare invece la data del congresso, anche considerato che contro il candidato in pectore della minoranza, Nicola Zingaretti, il fronte renziano non ha un nome. Il Presidente del Consiglio ha preso le distanze dal "tocca a loro" di Renzi, in quanto andare al tavolo con i grillini avrebbe significato scoprire le grandi contraddizioni tra Dem e pentastellati. "Noi li abbiamo messi sotto controllo, con il lavoro del mio governo e di Minniti".

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