Brindisi - Duro colpo alla Sacra Corona Unita, 12 arresti

Brindisi - Duro colpo alla Sacra Corona Unita, 12 arresti

Brindisi - Duro colpo alla Sacra Corona Unita, 12 arresti

Il sistema messo in piedi dai due affiliati alla Scu, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si basava sull'uso di pizzini ed un telefono cellulare introdotto fraudolentemente nel carcere di Terni, con cui i due continuavano a gestire da dentro il carcere gli interessi della malavita organizzata, "ricompattando un agguerrito gruppo criminale, fornendo agli appartenenti all'associazione specifiche disposizioni e impartendo ordini da adottare sul territorio provinciale brindisino". In particolare le indagini sono state svolte, dalla polizia penitenziaria di Terni tra luglio e dicembre del 2017, indagini, grazie alle quali, è stato decapitato il comando di una cellula criminale che fa riferimento a famiglie storiche della Sacra Corona Unita del brindisino, Martena e Campana.

Rosafio, inoltre, nonostante fosse sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, si sarebbe allontanato dalla sua abitazione per recarsi a Lecce, utilizzando un'auto condotta da Epifani, per incontrarsi con due esponenti di un'associazione mafiosa attiva a Lecce. Per tutti è stata contestata anche l'aggravante di appartenere ad un'associazione armata.

MARTENA Raffaele e CAMPANA Antonio sono chiamati a rispondere in qualità di promotori ed organizzatori dell'associazione mafiosa.

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Lo scrittore abitava a New York dal 1962, quando era entrato come reporter al New York Herald Tribune . Sue alcune espressioni poi entrate nel linguaggio corrente, a cominciare da " radical chic ".


Igino Campana, considerato "alle dipendenze del nipote Antoio Campana", avrebbe fatto da "suo tramite con l'esterno del carcere per i contatti con gli associati in libertà e le istruzioni da impartire loro". Come sottolineato dai colleghi de La Repubblica, le indagini della Squadra mobile di Brindisi e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, hanno portato alla luce un'azione criminosa che nasceva dal carcere, attraverso i famosi "pizzini", gli ordini impartiti attraverso dei foglietti scritti a mano. Tre delle ordinanze sono state notificate a persone già detenute.

Campana tramite il telefono seuqestrato aveva espresso una chiara minaccia nei confronti del pm che in passato lo aveva indagato e fatto condannare all'ergastolo.

Il piano di evasione scoperto dalla polizia, prevedeva che il detenuto entrasse a far parte di una compagnia teatrale creata in carcere e approfittasse di uno spettacolo per lasciare la struttura. In occasione di una rappresentazione teatrale, poi, avrebbe fatto in modo di reperire un particolare filo, detto capello d´angelo, che gli avrebbe permesso di segare le sbarre e tentare così, l´evasione. Al passaggio presso il metal detector, il complice avrebbe dapprima tolto la cintura per superare il controllo, per poi indossarla nuovamente e sfilare da questa il filo, da consegnare al recluso durante il loro colloquio.

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