Vaticano, suore clausura: sì a social e media, "ma con sobrietà"

Sì ai social per le suore di clausura

Immagine di repertorio

Da centinaia di anni le suore di clausura vivono isolate dal mondo esterno e non hanno contatti (se non sporadici) con chi vive al di fuori delle loro mura.

170. L'uso dei mezzi di comunicazione, per motivo di informazione, di formazione o di lavoro, può essere consentito nel monastero, con prudente discernimento, ad utilità comune, secondo le disposizioni del Capitolo conventuale contenute nel progetto comunitario di vita. D'altronde già nel 2016 Papa Francesco fece riferimento all'uso della tecnologia da parte degli ordini femminili ammonendo: "Usate i social con prudenza".

Media e social "siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione della vita fraterna".

Telefonini e social, computer e tv: per le monache di clausura non c'è una proibizione totale ma tutto va usato "con sobrietà" per non rompere quel silenzio e quella vita contemplativa che è stata scelta.

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168. La normativa circa i mezzi di comunicazione sociale, in tutta la varietà in cui oggi si presenta, mira alla salvaguardia del raccoglimento e del silenzio: si può, infatti, svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole. Alle suore si chiede quindi "maturità di giudizio e capacità di discernimento, e soprattutto amore alla propria vocazione contemplativa".

"Nel mondo ci sono in questo momento 37.970 suore di clausura - fa sapere monsignor Josè Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica - non poche in questo contesto di crisi vocazionale".

Aveva fatto riflettere l'equivoco che aveva visto coinvolte le suore clarisse cappuccine di Napoli che nel 2015 avevano dato risposta alla comica Luciana Littizzetto con un post su Facebook dal loro account ufficiale.

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