L'Austria chiude 7 moschee ed espelle imam legati alla Turchia

Heinz-Peter Bader  Reuters

Heinz-Peter Bader Reuters

Una delle moschee dell' Unione turco-islamica per la collaborazione culturale e sociale in Austria, colpita dal provvedimento di chiusura del governo di Vienna è stata recentemente al centro di polemiche per un video che mostra bambini in tenuta da guerra. La decisione, con decreto dell'ufficio della cancelleria competente per le questioni religiose, non è appellabile.

Pronta la reazione turca: la chiusura delle moschee in Austria e l'espulsione degli imam "è il frutto dell'ondata anti-islamica, razzista, discriminatoria e populista" nel Paese, sostiene Ibrahim Kalin, portavoce di Recep Tayyp Erdogan, su Twitter, e accusa il governo di Vienna, di voler "trarre vantaggi politici colpendo le comunità musulmane".

L'annuncio dell'Austria è stato commentato su Twitter anche dal ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini: "Credo nella libertà di culto, non nell'estremismo religioso". "Non c'è spazio nel nostro paese per le società parallele, l'Islam politicizzato e le tendenze radicali", ha dichiarato.

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La linea di Kurz è condivisa anche dal vice cancelliere Heinz-Christian Strache, che ha aggiunto: "Non tolleriamo predicatori dell'odio che agiscono in nome della religione". Nello specifico si tratterebbe di affiliati all'Atib (Austria Turkey Islamic Union), organizzazione che gestisce diverse moschee turche nel Paese e che, come riporta il sito del quotidiano 'Sabah', è finanziata dal Direttorio per gli Affari religiosi, noto in turco come Diyanet.

Si sospetta che alcune moschee abbiano dei legami con i nazionalisti turchi. Già la prossima settimana Salvini vuole incontrare il collega austriaco Herbert Kickl per concordare sul tema una linea d'azione comune.

La decisione è legata a un'inchiesta su alcune foto, spuntate ad aprile, in cui si vedevano bambini vestiti da soldati ottomani che ricreavano la campagna di Gallipoli, una delle battaglie emblematiche dell'impero ottomano. Secondo il portavoce i finanziamenti che arrivano dalla Turchia - così vengono pagati gli stipendi delle guide religiose - sono necessari, perché in Austria non vi sarebbero adeguate possibilità di formazione: "Non lo abbiamo voluto noi, questo accade per coprire questo deficit", ha affermato.

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