Paola Randi racconta una scena di Tito e gli alieni

Paola Randi racconta una scena di Tito e gli alieni

Recensione del film : '' Tito e gli alieni ''

Con tocco delicato quanto visionario, in Tito e gli Alieni la Randi - coadiuvata dai produttori Matilde e Angelo Barbagallo - sfida le convenzioni che spesso appiattiscono il cinema italiano, restituendo smalto e visionarietà a un genere raramente affrontato.

C'è il fantasma lontano di Las Vegas, nel folle e squinternato spaghetti sci-fi di Paola Randi, che non a caso lìha girato ad Almería, in Spagna, località che ancora oggi ospita i set di Sergio Leone (ma ci hanno girato anche Game of Thrones).

Il film racconta la storia di uno scienziato (interpretato da Valerio Mastandrea) che vive isolato nel deserto del Nevada, accanto all'Area 51. Ufficialmente dovrebbe lavorare a un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, ma nella realtà passa le sue giornate sul divano ad ascoltare il suono dello spazio, convinto di risentire un giorno la voce della moglie da tempo defunta. Si muove tra poesia infantile e incanto artigianale, per una tecnologia fantascientifica di matrice malinconica, che rintraccia nell'archeologia vintage una precisa e immediata idea di fiabesco (Linda è la versione dolce e femminile di HAL 9000 di 2001). "Una terra desolata come la Luna dell'Orlando Furioso, un luogo dove l'Umanità ritrova quello che ha perduto - continua".

Anche suo nipote Tito (Luca Esposito), arrivato da Napoli, vorrebbe comunicare con il padre che prima di morire lo ha affidato allo zio, insieme alla sorella adolescente, Anita (Chiara Stella Riccio).

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Gli scenari evocati dalla Randi rispettano le regole dell'immaginario americano: sono figli del cinema on the road, ma l'unico viaggio che compiono è all'interno della complessità dell'animo umano, delle fragilità che ognuno di noi coltiva in silenzio, finendo per assomigliare piuttosto ai resti di una decomposta fiera, di un dismesso Luna Park di frontiera.

"In questa scena vediamo il sogno di Tito, il piccolo protagonista del nostro film".

Se la regista fosse riuscita a sfumarla maggiormente, il risultato sarebbe sicuramente diverso, migliore, perché le ambientazioni sono semplici ma belle (difficile però fare male coi deserti), Mastandrea fa il suo lavoro egregiamente ed è contornato da attori che sono degni, soprattutto la Poesy (Harry Potter, In Bruges), alcune situazioni strappano dei sorrisi allo spettatore, nonostante una parte tecnica e alcuni personaggi di contorno più sciatti (i militari e gli scienziati sembrano usciti da un film di Bud Spencer e Terence Hill).

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