Draghi: da gennaio stop al Quantitative Easing della Bce

Dopo che a inizio mese un portavoce dell'istituto centrale ha precisato che a maggio la quota di acquisti netti da parte della Bce nel Qe è diminuita per i titoli di Stato italiani come per quelli di altri Paesi come Francia, Austria e Belgio, oggi Draghi ha detto che non c'è stato alcun complotto nell'acquisto dei titoli italiani il mese scorso quando a Roma è scoppiata la crisi politica.

Una proroga e quindi lo stop definitivo per il Quantitative Easing . La tabella di marcia prevede un breve 'tapering' nell'ultimo trimestre 2018 e i tassi d'interesse resteranno fermi ai minimi record almeno fino alla prossima estate. A partire da gennaio il Quantitative Easing sarà azzerato.

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In una nota l'Eurotower, riunita oggi a Riga nell'appuntamento che ogni anno si svolge "fuori sede", ha spiegato che "dopo settembre 2018, e in subordine al fatto che i dati in arrivo confermino le stime di medio termine d'inflazione, il tasso mensile degli acquisti netti di titoli sarà ridotto a 15 miliardi fino a fine dicembre 2018, e che a quel punto gli acquisti netti termineranno". Il Consiglio Direttivo della Bce ha deciso infatti di mantenere invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%.

Per Mario Draghi in ogni caso il programma di acquisto titoli della Bce "non sta scomparendo, ma rimane nella cassetta degli attrezzi", e di conseguenza potrà sempre essere utilizzato "per contingenze che ora non vediamo". Tuttavia "la forza sottostante dell'economia", secondo Draghi, non appare minacciata. Osservazione che "vale in entrambi i sensi", e cioè sia a proposito dei movimenti euroscettici in Italia, sia a proposito del dibattito aperto in Germania dall'economista Clement Fuest.

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