Finisce la morfina della Bce e Draghi avvisa il governo

Infine, lo spread in salita prima dell'annuncio, ha visto successivamente vedere restringere il differenziale - persino la Borsa di Milano, che aveva aperto in negativo, dopo le parole di Draghi ha accelerato fino a chiudere a +1,22%. Se si opta per le condizioni migliori, mantenendo però la possibilità di svincolare la liquidità in caso di emergenza, non si va tanto oltre l'1% lordo. Per mostrarla attraverso una metafora: l'Italia fino a questo momento in ogni sua azione è stata cullata dalla possibilità di un cuscinetto; senza questo cuscinetto le sue azioni dovranno essere più manovrate e sicure, altrimenti si rischia che lo spread salga a cifre esorbitanti. Poi, una nuova, ennesima difesa dell'euro.

Lo scopo delle varie riunioni che si sono susseguite in questa settimana, e che probabilmente continueranno anche nella prossima, è quello di arrivare a chiudere il quantitative easing entro il 2018. Siamo da tempo sicuri che gli attuali livelli degli Euribor (-0,32% quello trimestrale e -0,37% il mensile) più in basso di così non potranno andare. "Può solo fare danni", ha sottolineato l'ex governatore di Bankitalia, spiegando che la sua osservazione "vale in entrambi i sensi", e cioè sia nei confronti di movimenti euroscettici dilaganti in Italia, che del dibattito aperto in Germania dall'economista Clement Fuest.

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A partire da gennaio 2019 la Banca Centrale Europea chiuderà definitivamente i rubinetti del Quantitative Easing. Il 2019 sarà un anno di transizione per l'eurozona. Un ritorno a un tasso simile comporterebbe in media un aggravio della rata mensile di circa 60 euro per ogni 100mila presi a prestito, ma l'incremento dei tassi potrebbe avvenire in modo ancora più lento. Se fino ad oggi affermava che contava di non alzare i tassi molto a lungo dopo la conclusione del Qe, ora ha modificato la formula con una indicazione più precisa.

I fondamentali dell'economia confermano uno scenario di espansione economica sincronizzata nelle principali aree geografiche, in un contesto di graduale rimozione da parte delle banche centrali delle rispettive politiche monetarie espansive: l'assenza di particolari tensioni sul fronte dell'inflazione al consumo statunitense consentirà alla banca centrale statunitense (la Fed) di attuare un programma di tre o quattro rialzi dei tassi ufficiali (da 25 punti base ciascuno) per il 2018 (uno già attuato lo scorso 20-21 marzo e il prossimo verso il nuovo range di 1,75%-2,00% atteso per la riunione del 12-13 giugno), mentre la Bce ha espresso nuovamente cautela a seguito dei dati macro deludenti relativi a crescita e inflazione. La decisione è in linea con le attese del mercato.

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