Nave militare irlandese con 106 migranti a Messina, Salvini: 'Stortura da fermare'

Stefano Rellandini  Reuters

Stefano Rellandini Reuters

"Quello migratorio non può più essere solo un problema italiano, sennò rischia la Ue". "Dopo aver fermato le navi delle Ong, giovedì porterò al tavolo europeo di Innsbruck la richiesta italiana di bloccare l'arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo - ha detto il vicepremier leghista -". Il ministro mercoledì sera vedrà il collega tedesco Horst Seehofer e, prima del summit, ci sarà un incontro a tre Italia, Germania e Austria.

E sul punto, il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, non ha dubbi: se è corretto dal punto di vista formale che "il ministro Trenta abbia rivendicato a sé e agli Esteri le competenze primarie della missione Sophia, nel merito Salvini ha ragione 100 volte".

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Si tratta infatti, spiegano le fonti, di "una nave privata". Quest'ultima, tuttavia, non è considerata "porto sicuro" in base ai trattati internazionali dal momento che non garantirebbe un trattamento rispettoso ai migranti. "Purtroppo - ha aggiunto - i governi italiani degli ultimi 5 anni avevano sottoscritto accordi (in cambio di cosa?) perché tutte queste navi scaricassero gli immigrati in Italia, col nostro governo la musica è cambiata e cambierà". Rispettiamo regola, ma ora va cambiata. Con accordi di Sophia e Themis si ridistribuiscono in Ue costi e responsabilità dei salvataggi. Le dichiarazioni del vicepremier su Twitter sono arrivate dopo che ieri sera, 7 luglio, sono sbarcati a Messina 106 migranti salvati dalla nave militare irlandese Samuel Beckett della missione Eunavformed, accolti da centinaia di persone con le magliette rosse indossate per aderire all'iniziativa di sensibilizzazione verso i migranti promossa da Libera. Tra i migranti, oltre 93 uomini adulti, 11 ragazzini e due donne, una incinta.

Da primi riscontri sembra che il primo soccorso sia avvenuto in zona Sar libica nella notte fra il 4 e il 5 luglio, poche ore dopo che il gommone era partito da Garabulli.

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