Savona: "Uscire dall'euro si può, dobbiamo essere pronti a tutto"

TIZIANA FABI via Getty Images

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"La mia posizione del piano B, che ha alterato la conoscenza e l'interpretazione delle mie idee, è essere pronti a ogni evento".

Il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, inconterà il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi.

Interrogato sull'impennata dello spread nel periodo in cui si parlava di un suo ruolo come ministro dell'Economia, Savona spiega: "Alcuni hanno dato addirittura la colpa a me...sarei felice di governare lo spread, lo farei in senso opposto ma non coinvolgetemi in queste banalità sono banalità irrilevanti, io non rappresento nessuno". Inoltre è necessario affidargli anche pieni compiti sul cambio.

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Oggi, abbiamo utilizzato quasi tutte le bombole di ricambio che abbiamo organizzato nei giorni precedenti sulla stessa strada. Non ci hanno spiegato chi hanno preso per primo. "E per 48 ore, non possiamo neppure entrare in ospedale".


Proprio con questa carica ha partecipato alla seduta congiunta delle commissioni parlamentari sulle politiche UE è tornato a parlare dell'uscita dall'Eurozona, sostenendo che l'Italia dovrebbe tenersi pronta ad un piano B che prevede un esclusione del nostro Paese per volontà della stessa Unione Europea: "Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma saranno altri". E ancora: "Bisogna essere pronti non ad affrontare solo la normalità, ma il famoso cigno nero, perché quando ti trovi di fronte a uno choc straordinario devi essere pronto". Savona ha anche annunciato un incontro in Bce: "Mi recherò da Draghi appena terminato questo incontro".

"Se alla Bce non vengono affidati compiti pieni sul cambio ogni azione esterna all'eurozona si riflette sull'euro senza che l'Unione europea abbia gli strumenti per condurre un'azione diretta di contrasto". E "l'assenza di pieni poteri della Bce sul cambio - ha aggiunto - causa una situazione in cui la crescita dell'economia dell'eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall'Europa".

Il ministro degli Affari europei del governo giallo-verde sempre in merito alla Bce ha sottolineato che occorre attribuirgli uno statuto simile a quello delle principali banche centrali del mondo, dove gli obiettivi di stabilità e di crescita si integrino e gli strumenti siano i più ampi possibile e possano essere esercitati in piena autonomia. La stabilità, ha aggiunto, è il "presupposto della crescita del reddito e dell'occupazione". La politica è la seguente: rilanciare gli investimenti in misura tale da avere una crescita del Pil che consenta di diminuire il rapporto debito pubblico-Pil, sincronizzando il ritmo di spesa corrente necessaria per l'attuazione dei provvedimenti indicati al ritmo con cui cresce il gettito fiscale. "La preoccupazione del mercato è che la spesa relativa causi un aumento del disavanzo di bilancio, ma giusto o sbagliato che sia la politica del governo ne deve tenere conto".

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