Ue: Italia in affanno. Tria assicura: "Nessuna manovra bis"

Il commissario Ue agli Affari Economici Pierre Moscovici con il ministro dell’Economia Giovanni Tria

Il commissario Ue agli Affari Economici Pierre Moscovici con il ministro dell’Economia Giovanni Tria

Riteniamo che non ci sarà nessun allargamento del bilancio e nessuna restrizione nel senso di una manovra correttiva.

Il centro della questione, spiega, non è tanto l'aggiustamento di qualche punto decimale, quanto l'aumento degli investimenti, che "si sono sempre ridotti nonostante la flessibilità ottenuta" dal precedente Governo.

Al termine dell'Ecofin, Tria ha detto che "il profilo di discesa debito non sarà in discussione, discuteremo dei tempi e del profilo dell'aggiustamento". Lo ha assicurato il Ministro dell'Economia, Giovanni Tria, al termine dell'incontro con il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. La misura e i tempi dell'aggiustamento strutturale sono le uniche cose in discussione, ma non è in discussione il fatto che si consegua una manovra di aggiustamento strutturale. "È probabile che dovremo rivedere il timing aggiustamento in relazione anche al rallentamento dell'economia".

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Quando accetti ruoli simili hai sempre paura di deludere chi ti ha scelto e non si tratta solo una persona, ma circa una dozzina. Sembra avere un punto di vista molto interessante su questo mondo e sul modo in cui vuole rappresentarlo.


L'obiettivo è quindi quello di far crescere la quota di investimenti pubblici rispetto alla spesa corrente, ovvero limitare fortemente la spesa corrente per ampliare il più possibile gli investimenti: "quello è il centro della manovra di politica di bilancio" ha incalzato. "In ogni caso non e' che l'Italia non riesce a fare un aggiustamento nel 2018 e nel 2019, si può fare tutto, il problema e' che in un momento di rallentamento economico non si possono fare aggiustamenti troppo forti che rischiano di essere prociclici, accentuando il rallentamento in corso". Nel 2019, scrive ancora il Consiglio dei ministri delle Finanze dell'Ue, 'dato il debito sopra il 60%', l'aggiustamento richiesto all'Italia è di 0,6%.

"Si parla da tempo di escludere dal calcolo del deficit alcune spese che non sono discrezionali dei governi", ha sottolineato Tria, "noi stiamo mettendo sul tappeto anche il problema della spesa per la difesa dei confini europei, che è una spesa non esattamente assimilabile alla spesa militare in generale perché la spesa per il controllo dei confini europei è una spesa che ricade di più su alcuni Paesi e non su altri".

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