Industria. Produzione giugno +0,5%, su anno +1,7%. Istat. Rallenta su base annua

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Eurozona prezzi produzione industriale +0,4% a giugno

Recupero su aprile (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Roma, 03 ago - A giugno si stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,5% rispetto a maggio, mentre su base tendenziale l'aumento e' stato dell'1,7% sia in base all'indice grezzo che in base a quello corretto.

In base al trimestre, la produzione industriale rimane invariata rispetto al periodo gennaio - marzo. I settori con più crescita tendenziale sono: attività estrattiva (+12,5%) e produzione farmaci (+11,8%).

L'indice destagionalizzato mensile mostra a giugno una crescita rispetto al mese precedente nei comparti dei beni strumentali (+1,4%) ed, in misura più contenuta, dei beni di consumo (+0,5%) e dei beni intermedi (+0,1%); una variazione negativa registra invece l'energia (-0,7%).

Spread in salita a quota 250 punti
Sale invece Ubi Banca, che guadagna il 2,11% dopo aver chiuso il semestre con un utile netto di 208,9 milioni di euto. Per quanto riguarda le banche: Unicredit registra un calo del 4%, Banco Bpm del 3,8% e Intesa Sanpaolo del 3,5%.


In Italia sono saliti dello 0,3%. In questa fase, spiega l'Istituto di statistica, si "rafforza la crescita dell'economia statunitense mentre si conferma il rallentamento di quella dell'area euro". Le flessioni più ampie invece toccano la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-8,6%), la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-6,5%) e l'industria del legno, della carta e stampa (-4,2%).

E rallenta anche il ritmo della crescita manifatturiera nella prima parte del 2018. Il rapporto vede "buone prospettive a breve termine", e ribadisce che "i fondamentali di crescita restano solidi".

Un contributo determinante alla crescita manifatturiera arriverà dall'export: "i mercati Ue resteranno il fulcro dell'espansione delle vendite oltreconfine, ma un traino più deciso potrebbe giungere anche dai mercati extra-Ue, grazie ad un deprezzamento del cambio euro/dollaro e ad un rischio di escalation protezionistica che appare, ad oggi, maggiormente ridimensionato rispetto a qualche settimana".

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