La crisi della Turchia spaventa i mercati

La lira turca segna l'ennesimo minimo record a 6,24 contro il dollaro, in calo del 7%. "Non dimenticate questo: se loro hanno i dollari, noi abbiamo la nostra gente, il nostro diritto, il nostro Allah".

Dalle banche alle infrastrutture, dalle auto alle autostrade: la Turchia è da anni un mercato importante per le imprese italiane, con un interscambio totale che sfiora i 20 miliardi di euro e investimenti di gruppi del calibro di Pirelli, Fca e Unicredit. Secondo il quotidiano la situazione non sarebbe ancora critica ma viene monitorata da vicino. Inevitabile che si senta anche in Italia l'impatto della crisi della lira che colpisce il Paese, riflesso di un rischio politico crescente vista la spaccatura fra il presidente Erdogan, protagonista di una riforma costituzionale giudicata troppo autoritaria, e i partner occidentali a partire dagli Stati Uniti (leggi anche: Cosa sta succedendo con la lira in Turchia).

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Fra le ragioni di fondo del ribasso della moneta turca vi sono le aspettative sull'inflazione che, dopo aver già raggiunto il 15% nel mese di luglio, potrebbe continuare a salire se - come pare - la presidenza eserciterà pressione sulla banca centrale affinché i tassi restino bassi. Un attacco che ben si inquadra nella guerra commerciale in corso a livello mondiale, lanciata da Trump in particolare contro la Cina, e un attacco che mette in evidenza anche l'esasperazione di Trump per la solidità del dollaro e che dunque inaugura anche una potenziale escalation di una guerra valutaria più o meno esplicita, magari combattuta anche a colpi di tweet. L'istituto più sotto pressione è Unicredit, per l'esposizione della banca in Turchia, dove è proprietaria dell'istituto Yapi Kredi.

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