Glifosato e tumori: la Monsanto condannata a una causa milionaria

Il giardiniere Dewayne Johnson al centro è il beneficiario del risarcimento

Il giardiniere Dewayne Johnson al centro è il beneficiario del risarcimento

Tra il 2012 e il 2014, ha utilizzato il diserbante Roundup su un terreno scolastico in una piccola città della California, il cui principio attivo è il glifosato.

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Mi è piaciuto l'atteggiamento che hanno avuto i giocatori durante gli allenamenti, è un gruppo molto serio e sano. E' un processo che seguiremo ma in questo momento un atteggiamento meno alto ci può dare più vantaggi.


"Siamo solidali con il signor Johnson e la sua famiglia", ha detto Monsanto in una dichiarazione che promette di appellarsi alla sentenza e "continuare a difendere vigorosamente questo prodotto, che ha una storia di 40 anni di uso sicuro e continua ad essere un vitale, efficace e strumento per gli agricoltori e altri". I giudici hanno dichiarato che la mancanza di descrizioni appropriare del prodotto di Monsanto era intenzionale. Roundup e' l'erbicidi piu' usato al mondo. Dopo un mese di dibattimento, i giurati hanno sentenziato all'unanimita' che la Monsanto ha agito con "malizia", nascondendo i possibili effetti sull'uomo, e che i suoi diserbanti hanno contribuito "sostanzialmente" alla malattia terminale di Dewayne Johnson, il giardiniere 46enne che ha fatto causa. La Monsanto ha sempre negato qualsiasi collegamento con la malattia. "Johnson". È quanto si legge in una nota diramata dalla Monsanto. La corte ha così accolto il ricorso di un giardiniere, DeWayne Lee Johnson di 46 anni, che per lungo tempo ha usato due erbicidi della multinazionale, il Roundup e il RangerPro, ritenendoli causa dello sviluppo della tumore alla pelle che lo afflligge. Dal 2015 il glifosato e' classificato come "probabile causa di cancro" dall'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms), ma non dalle agenzie europee Efsa (Autorita' europea di sicurezza degli alimenti) e Echa (Agenzia europea dei prodotti chimici). L'ultima condanna subita dall'azienda americana è stata lo scorso maggio, quando una giuria californiana ha stabilito un risarcimento di 55 milioni di dollari in favore di una donna di 66 anni, ammalatasi a causa dell'utilizzo del talco. "Presenterò in commissione Affari Sociali - anticipa l'esponente di Fi - una risoluzione per estendere il divieto nell'articolo 1 del decreto 9 agosto 2016 anche nelle aree non espressamente citate, come ad esempio quelle archeologiche e cimiteriali che possono essere frequentate da persone più vulnerabili, e chiederò maggiori controlli visto che nel nostro paese ancora oggi in molti fanno suo di questa sostanza mortale".

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