'At Eternity's Gate', Julian Schnabel dirige Willem Dafoe in Van Gogh

Willem Memmo Dafoe. Lo sciclitano diventato Van Gogh			Van Gogh- At eternity's Gate di Julian Schnabel

Willem Memmo Dafoe. Lo sciclitano diventato Van Gogh Van Gogh- At eternity's Gate di Julian Schnabel

Ed è la volta di At Eternity's Gate di Julian Schnabel, che viene proiettato in sesta giornata, arrivati ormai alla metà della competizione, nella sezione Concorso della Mostra del Cinema di Venezia. Dafoe incarna un personaggio con il quale si empatizza fortemente sin dall'inizio; ne è un esempio una delle scene iniziali, nella quale Van Gogh si ritrova a dover riempire di soli suoi quadri la parete di un locale nel quale era prevista una mostra alla quale avrebbero dovuto partecipare tanti altri artisti che, invece, gli hanno dato forfait all'ultimo momento, e si prova una pena infinita a vedere la sua espressione di sconforto e di prostrazione mentre il padrone del locale lo costringe a toglierli una settimana prima del previsto, dimostrandogli senza pietà tutto il suo disprezzo sia per lui che per il suo lavoro. Questo sforzo di raccontatare l'arte attraverso l'arte si traduce in un vero proprio viaggio all'interno dell'anima del pittore.

A 20 anni dal suo capolavoro sulla vita di Basquiat, Schnabel torna a cimentarsi con un mondo così vicino alla sua sensibilità, quello dell'arte e dell'identificazione dell'artista con la sua opera: "Penso che l'abbia fatto". L'ossessione maniacale per il paesaggio, per la luce, la necessità di usare il pennello per non pensare le esigenze creative e vitali dell'uomo che - come dice verso il finale al prete del manicomio - asserisce "sono nato pittore: è l'unica cosa che so fare". Il difetto più grande del film, oltre ad una regia non molto brillante supportata da un montaggio troppo poco calcolato, sta quindi proprio in questo suo voler ad ogni costo rievocare per lo spettatore l'opera di Van Gogh, utilizzando filtri e altri trucchi fotografici. Al Deja vu? Come evitare di essere ridondanti e ripetitivi?

I film sugli artisti, contemporanei o del passato, hanno sovente il sapore di biografia didascalica, di lezioncina filmata. Nei momenti in cui diventa sfumato e rarefatto, come la memoria di una vita eccezionale, questo biopic dà il meglio di sé; per il resto, è appassionato ma scolastico.

I passeggeri si sentono male: aereo in quarantena a New York
Gli altri passeggeri sono stati fatti sbarcare, a tutti è stata rilevata la temperatura corporea prima di avviarli all'uscita. I passeggeri malati sono stati sottoposti a esami da parte delle autorità del Centers for Diseases Control and Prevention.


Chi ha brillato più di tutti è stato l'attore Willem Dafoe con il suo Van Gogh. "Questa è stata la chiave che mi ha permesso davvero di capire Vincent Van Gogh". "L'unico modo di descrivere un'opera d'arte è fare un'opera d'arte" - descrive così la sua pellicola il regista, anch'egli pittore. Sono convinto che Van Gogh sapeva perfettamente di essere in anticipo sui tempi e che sarebbe stato realmente apprezzato solo dopo la sua morte.

Bisogna dunque essere pronti a guardare questo film con occhi nuovi, curiosi, disincantati. Insomma, pur nel riproporre un tema che dal '48 non teme rivisitazioni (si veda il corto di Resnais o il più recente Van Gogh - Tra il grano e il cielo), At eternity's gate ha sicuramente il pregio di farlo attraverso mezzi sperimentali e innovativi, avanguardisti in un certo senso. Nel film si racconta anche del bel legame che van Gogh aveva col collega Paul Gauguin (Oscar Isaac), e dello scambio di lettere che avvenne tra i due.

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