Gli scontri in Libia, poi l'accordo per il cessate il fuoco

Schieramenti e cronaca degli scontri di Tripoli

Libia, scontri fra milizie a Tripoli: proclamato lo stato d'emergenza

Alle 17 a Palazzo Chigi è in calendario un vertice di governo guidato dal premier Giuseppe Conte sul tema dei migranti e non è escluso che durante l'incontro venga affrontata anche la difficile situazione in Libia. "Abbiamo preso atto positivamente dell'impegno dei ministri degli Esteri - assunto a Vienna il 31 agosto scorso- di trovare una soluzione comune per distribuire le persone salvate in mare tra i vari Stati membri", si legge in una nota. Ovviamente è chiaro che l'intesa odierna "non punta a risolvere tutti i problemi della sicurezza della capitale della Libia: cerca un accordo quadro sul modo di iniziare ad affrontare tali questioni". Da una parte, nonostante il sostegno formalmente accordato al Gna di al-Sarraj, Parigi continua ad appoggiare il Generale Haftar. "Per questo vogliono allargarsi anche a Sud dal Niger". Intendiamoci, qui non si sta certamente facendo il tifo per il "buon imperialismo italiano" da contrapporre a quello "di rapina e di guerra di Macron" e, magari (come sta suggerendo qualche sconsiderato su Internet) prepararci ad una guerra alla Francia ma, bensì suggerire innovative strategie di politica estera. Per tradizione, vicinanza e amicizia avrebbe un ruolo importante con il nostro Paese e invece è immobile. In merito agli italiani presenti nello stato africano, il vicepremier ha affermato: "Sono in contatto diretto con i nostri uomini: militari, diplomatici, addetti dell'Eni che in Libia vivono rischi portati da un intervento militare senza senso". I toni si smorzano, la polemica si attutisce?

Fonti citate da media attendibili hanno riferito nelle ultime ore di due scontri principali che hanno visto coinvolta la Settima Brigata, la milizia un tempo dipendente dal ministero della Difesa ma ora ribelle e protagonista dell'attacco alle formazioni armate che controllano Tripoli, al momento per conto di Sarraj. Siamo militari, alcuni rimasti sempre in servizio, altri richiamati dal congedo.

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Tutti gli altri sono stati sbarcati velocemente. "La sicurezza dei nostri clienti è la priorità", precisa la compagnia aerea. Quante persone c'erano a bordo, non è ancora chiaro.


L'ambasciata italiana a Tripoli rimane aperta, ma una parte del personale che vi lavora e alcuni italiani che lavorano nella città sono stati evacuati. "L'intesa è scaturita dalla riunione convocata sotto gli auspici del Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ghassan Salmé, con il quale il ministro ha parlato più volte e si è congratulato per gli sforzi profusi e la determinazione dimostrata". I cittadini libici vivono una situazione allo stremo, manca persino la liquidità: non ci sono le banconote per fare la spesa perché nessuno le stampa. La recente chiusura dell'aeroporto di Tripoli a causa degli scontri ha provocato poi l'ennesimo rinvio - per mancanza del numero legale - della seduta parlamentare a Tobruk che ha l'obiettivo di dare copertura costituzionale ad elezioni che la Francia vorrebbe tenere già a dicembre (per ora con in vista solo un candidato filo-Haftar) mentre l'Italia - confermata dai fatti di questa settimana - non vede le condizioni di sicurezza per svolgerle a così breve scadenza.

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