Così Valeria Golino diventa Carlà: "Donna chic e malinconica"

Carla Bruni 49 anni

Valeria con mamma Marisa Carla col marito Nicolas Sarkozy

A tre giorni dalla conclusione di questa 75esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, a Venezia arriva anche Riccardo Scamarcio.

Il tifone Jebi lascia una scia di distruzione e morte in Giappone
Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha annullato tutti i suoi impegni al fine di supervisionare i soccorsi di stato. A Kyoto , invece, alcune persone sono rimaste ferite dopo il cedimento di parte del soffitto della stazione della città.


La Golino ha raggiunto i giornalisti per la conferenza stampa del film a bordo di un motoscafo, insieme a Valeria Bruni Tedeschi. È un film sincero ma costruito, libero ma sempre consapevole (anche delle sue derive meno azzeccate), capace di ridere del suo dolore, che sceglie di chiudersi nella nebbia del cinema, tra un fallimento reale e una vittoria che, se pur immaginaria, comunque spinge verso il futuro. Ma cosa rappresenta il film per la sua creatrice? Per la sezione Fuori Concorso - Fiction "I villeggianti", di Valeria Bruni Tedeschi. Spiega la regista al quotidiano La Repubblica: "Valeria è una grande attrice, che sento familiare. E invece mi serviva qualcuno capace di fondersi con la mia famiglia". Di questo parla "22 luglio" di Paul Greengrass, tratto dal libro di Asne Seierstad, "Uno di noi", basato sulla testimonianza di uno dei ragazzi sopravvissuti alla strage di Utoya, avvenuta appunto il 22 luglio 2011, quando l'estremista filonazista Anders Breivik (Anders Danielsen Lie) mise un'autobomba davanti al palazzo del Primo Ministro a Oslo causando 8 morti e oltre 200 feriti per poi dirigersi all'isola di Utoya dove si stava svolgendo un campo estivo di giovani dai 14 ai 20 anni, organizzato dal partito Laburista norvegese. Ad attenderla la madre vedova, la sorella Valeria Golino con l'anziano marito tycoon indagato per truffa, le due famiglie di domestici e la figlia adottiva Celià. Il più delicato di essi è senza dubbio quello relativo al fratello Virginio, morto nel 2006 per Aids, ma il cui ricordo è ancora impresso nella mente della regista. Ma per la regista il paragone è eccessivo, come precisato nell'intervista de Il Messaggero: "Mi lusinga, anche se l'accostamento mi sembra esagerato". Si legge nel film una solitudine profondissima che però non convince come era accaduto nelle altre pellicole e che nemmeno il finale felliniano salva.

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