India, Corte Suprema: l'omosessualità non è più reato

India: è arrivata la sentenza della Corte Suprema. Gli omosessuali non sono più fuorilegge

India, essere gay non è più reato/ Corte Suprema legalizza i rapporti omosessuali: non più “contro natura”

In India fino ad oggi i gay erano fuorilegge, colpevoli di "offese contro natura" e puniti con pene che potevano arrivare anche a 10 anni di galera. L'aula del tribunale di Delhi era piena di attivisti LGBT+ che hanno combattuto per oltre 20 anni per questo momento, ed è scoppiato un applauso quando si è diffusa la notizia che il sesso consensuale tra adulti di qualsiasi sesso non era più considerato un crimine. Esserlo, infatti, era ritenuto contro natura, e punibile con il carcere a vita. La sentenza epocale arriva dopo lunghi anni di proteste.

Ma se in India fanno festa, non si può dire lo stesso in altri paesi asiatici dove l'omosessualità è ancora considerata un reato, come Indonesia, Malesia, Bangladesh e Myanmar. Dipak Misra, presidente del collegio che ha emesso il verdetto rivoluzionario ha commentato così la decisione: "Criminalizzare l'omosessualità è irrazionale e indifendibile". Manifestazioni di giubilo sono state espresse dalle associazioni e dalla comunità gay internazionale. Cinque giudici della Corte suprema lo scorso luglio hanno ascoltato varie testimonianze di persone omosessuali, tra cui varie celebrità, che denunciavano come l'articolo fosse contrario alla Costituzione. La parte meridionale rimane invece un po' più indietro, con un faticoso e lungo percorso che ha portato nel corso degli anni al riconoscimento sollo delle coppie civili, come in Italia, Slovacchia e Grecia. Si sono scusati con la comunità gay, e hanno detto che copie della sentenza saranno consegnate ad ogni stazione di polizia.

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Questo probabilmente, spiega il comportamento del finlandese in pista. Al suo posto è stato promosso Charles Leclerc . Raikkonen quindi non verrà confermato.


Era stata sospesa solo una volta, nel 2009, sulla base del diritto alla vita privata, ma nel 2013 la Corte Suprema aveva ripristinato la norma penale su impulso di un ricorso presentato da alcuni gruppi religiosi con l'appoggio del governo.

Immagini diffuse dalla televisione indiana hanno mostrato gli attivisti che si sono battuti per la depenalizzazione in lacrime di gioia durante la lettura della sentenza.

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